Intervista a Harry Wu – Laogai Foundation
Harry Wu intervistato lo scorso 23 agosto 2009 al Meeting di Rimini.
Wu nasce nel 1937 a Shanghai e cresce studiando in una scuola cattolica. Nel 1960 viene arrestato perché cattolico e considerato “contro rivoluzionario di destra”. Per questo motivo passa ben 19 anni in numerosi Laogai. Nel 1979 viene liberato e nel 1985 riesce – dopo numerosi tentativi – ad ottenere il visto studentesco per la Stanford University. Nel 1992 fonda la Laogai Research Foundation a Washington e nel 1994 diviene cittadino statunitense.
Salve Harry, è un onore poterla intervistare! Iniziamo da lei, come è nata la “Laogai Research Foundation e perché?
Quando sono andato in America nel 1985 non volevo parlare della mia esperienza non volevo condividere con nessuno quello che mi era successo. Ero semplicemente felice di essere un uomo libero. Quindi non mi riguardava, non mi interessava parlare del mio passato.
Più tardi il Senato Americano mi ha chiesto informazioni sui Laogai, quanti sono i campi Laogai ed i detenuti e se potevo aiutarli a scoprirlo: da quel momento mi sono reso conto della mia responsabilità nel denunciare questi crimini. Non potevo semplicemente non interessarmi alla cosa per dire “io sono libero, sono felice, sono sopravvissuto e non me ne importa nulla”.
Da quel momento ho dato il via alla “Laogai Research Foundation”.
Lei si da molto da fare per sensibilizzare l’Occidente su questi temi: quanto da lei svolto, riesce a superare la cortina della censura cinese raggiungendo i suoi connazionali?
Fin dall’inizio, il nostro scopo è stato principalmente quello di aiutare i cinesi, le famiglie dei cinesi arrestati e chi soffre in Cina. E devo dire che ultimamente il seguito che abbiamo raggiunto in Cina è aumentato, ed è sempre maggiore.
Non ritiene però che come fu per i Gulag, la dittatura cinese risulti “comoda ” se non necessaria per l’Occidente e le sue industrie? Stando alle sue ricerche vi è un filo rosso economico che le unisce, o mi sbaglio?
Il partito comunista cinese non può sopravvivere senza la forza del lavoro dei Laogai.
Nel libro “Strage di innocenti – La politica del figlio unico in Cina” da voi pubblicato, risulta documentata la collaborazione di organizzazioni internazionali quali l’Unfpa, nel programma di controllo demografico cinese..
La politica del figlio unico è in funzione in Cina da numerosi anni. Nel nostro libro abbiamo raccolto numerosi documenti ed anche testimonianze di rappresentanti della pianificazione famigliare cinese come il caso di una signora che ha lavorato per 14 anni con la “Family Plan”.
Tali testimonianze hanno confermato questi crimini e la volontà politica che li determina.
Direttamente ed indirettamente, cosa possiamo fare singolarmente nel nostro agire quotidiano e nei confronti dei nostri politici?
La cosa principale è la conoscenza, è l’educazione, il far sapere questi crimini soprattutto ai politici perché se la gente è informata allora si può far pressione sull’autorità cinese.
Intervista a cura di Andrea Giovanazzi – Associazione “La Torre”
Un sentito ringraziamento va ad Harry Wu, a Toni Brandi, al direttivo della Laogai Research Italia ed a Comunione e Liberazione Trento che hanno collaborato per il buon esito dell’intervista.
Per maggiori informazioni sui Laogai e la reale situazione cinese, si consiglia la visione dei seguenti siti:
www.laogai.org
www.laogai.it
www.associazionelatorre.com