Chen Guangcheng, martire per Cristo e per la Vita

Cieco, cristiano, avvocato autodidatta, è privo della libertà e in pericolo di morte per aver difeso le donne cinesi dagli abusi e le violenze perpetrate dal regime comunista nell’applicazione della politica del figlio unico: grazie ad essa la Cina si vanta di aver impedito 400 milioni di nascite dal 1979. La rivista Time l’ha incluso nel 2006 nella lista dei 100 “eroi e pionieri” che hanno migliorato il mondo. Nel 2007 ha ricevuto il premio Magsaysay, una sorta di Nobel asiatico.

Fra le tante libertà represse nella Cina post-olimpica, non è consentito ai genitori di avere il numero desiderato di figli. Di conseguenza, la legge repressiva sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all’anno. Per essersi battuto contro questa politica criminale del regime, Chen Guangcheng, dopo a 4 anni e 3 mesi di laogai per “intralcio al traffico” (i laogai sono campi di concentramento, vedere www.laogai.it), è stato più volte torturato e privato di qualsiasi cura medica. Ora langue agli arresti domiciliari, dove con la moglie Yuan Weijing, contina a subire soprusi e violenze: le finestre della loro abitazione sono state sigillate con lastre di metallo, libri, TV e computer sono stati sequestrati, il bastone per ciechi di Chen rubato, così come i giocattoli della loro bambina. La polizia, inoltre, impedisce alla famiglia di Chen persino di acquistare generi alimentari di prima necessità. Alla loro bambina di 6 anni finora è stato impedito di frequentare la scuola regolarmente. Il figlio più grande vive già con dei parenti: quando ha lasciato la casa dei genitori l’hanno spogliato nudo per perquisirlo.

La scellerata politica cinese del figlio unico, come ogni politica di controllo delle nascite, è conseguenza del “dogma” della “sostenibilità”: si dice che le risorse naturali del mondo siano limitate e sia necessario diminuire la popolazione per uno sviluppo sostenibile. Ciò è semplicemente falso. Infatti la storia dimostra come le risorse si siano moltiplicate più della popolazione, grazie alla creatività e alla capacità produttiva dell’uomo: e l’ingegno,
stimolato dalla necessità, aumenta le risorse a disposizione, anche e soprattutto grazie alla crescita della popolazione (delle braccia e degli ingegni…). Fra le varie cause della caduta dell’Impero Romano una fu proprio la riduzione della natalità. Al contrario, il grande sviluppo socio-economico delle città in Europa intorno all’anno Mille si dovette al cambio delle colture nei campi e alla crescita demografica.

Oggi il problema non è nella mancanza di risorse, ma nel loro controllo e nella loro distribuzione, perché la icchezza è sempre più nelle mani di un numero decrescente di persone che agiscono meramente a scopo di profitto. Purtroppo, viviamo in un mondo dove imperano l’individualismo, l’edonismo e l’utilitarismo, un mondo dove non è giusto ciò che è giusto ma è giusto ciò che conviene, perché regna la “dittatura del relativismo”.

Chen Guangcheng e gli altri dissidenti cinesi che si battono contro gli aborti forzati, come Mao Hengfeng e Huang Qi, sono vittime di questa “cultura della morte” che impera in Cina e, purtroppo, è diffusa anche in occidente: basti pensare alla politica demografica attuata dalle agenzie dell’ONU, come l’UNFPA, a cui anche l’UE e l’Italia concedono ampi finanziamenti, che tra l’altro sostiene concretamente con mezzi e know-how la barbara politica di controllo delle nascite di Pechino.

Con la scoperta del DNA, la scienza conferma che la vita di ogni essere umano inizia dal concepimento.

Gesù Cristo ci insegna “non fare agli altri ciò che non vuoi essere fatto a te”.

Ebbene, come possiamo noi oggi meravigliarci dell’aumento delle guerre, delle violenze, dei soprusi, dell’egoismo e del male imperante, se, con la scusa di un cosiddetto “diritto alla scelta” per la donna, dimentichiamo il diritto alla vita del bambino e quindi ne sentenziamo la condanna a morte, mediante l’aborto?

Fonte: Laogai Research Foundation Italia 20 aprile 2012