Formigoni lancia la moneta complementare?
“Stampiamo noi la moneta” “La Bce deve cambiare la propria missione, deve diventare il garante di ultima istanza del debito pubblico e cominciare a stampare moneta. Altrimenti, in caso contrario, dovremmo avere la forza di dire ’ciao ciao euro’ e cioè uscire dall’euro restando nella Ue o dire alla Germania di uscire lei dall’euro se non è d’accordo. La mia ‘idea pazza’ è che la Banca d’Italia stampi euro oppure stampi la nostra moneta. Vi invito ad approfondire questo spunto.” Lo ha affermato Silvio Berlusconi parlando ai gruppi del Pdl.
http://www.pdl.it/notizie/23156/berlusconi-ciao-ciao-euro-se-la-merkel-non-ci-ascolta
La moneta lombarda di Formigoni
Nei sogni dell’opposizione lombarda ieri doveva essere il giorno in cui “il Formiga” veniva deposto dal trono, con tanto di sbertucciamento. È finita che la sinistra ha perso la battaglia, causa – tra l’altro- defezione del capogruppo Pd e primo firmatario della mozione di sfiducia, Luca Gaffuri, in panciolle sotto un ombrellone di Kos anziché in aula. Ed è finita che il governatore non solo non è cascato dallo scranno, ma ha pure ammesso di avere in testa di battere moneta.
Quando avrete finito il fiato per ridere, leggete, perché la faccenda, qui, è dannatamente seria. L’Italia ha le pezze al sedere, altro che storie. E allora eccola, la pazza idea su cui da giorni si accettano scommesse. Roberto Formigoni ha colto la “battuta” del Cav, «uscire dall’euro», e ha deciso di reinterpretarla: dentro l’euro, ma con una moneta locale “complementare”. Chi sta già pensando al “celestino” o al “Formichino” da scambiare al bar, resterà deluso. La moneta non è fisica, è virtuale. Il senso: evitare il “credit crunch”, aggirando l’assenza di liquidità. Obiettivo: rilanciare il commercio. Quando? Non si sa. Il progetto è in fase avanzata, dicono dalla Regione, ma è ancora solo un’idea. Niente più di uno studio approfondito, del governatore sì, ma pure del suo vice, Andrea Gibelli.
Il governatore ha rilancia- to immaginando di coniare una moneta parallela all’euro. Sarà “virtuale” per aggirare la mancanza di liquidità e aiutare le piccole e medie imprese. Per studiare la pratica sono stati contattati due prof della Bocconi. belli, della Lega. Che però è meno diplomatico e si lascia andare, disegnando scenari: «Creeremo un circuito di monete complementari per Piemonte, Veneto e Lombardia.
Si riscoprirà il “lombàrd”, vecchio tasso di cambio dei commercianti medioevali. La Lombardia incaricherà un soggetto che può essere una banca locale o un’associazione a cui presterà garanzie e lo autorizzerà a stampare moneta. Le imprese si convenzioneranno e la scambieranno alla pari con l’euro. Così i lombardi la useranno per pagare l’idraulico o il panettiere. È una moneta che costerà di meno perché sarà indipendente dai mercati finanziari, incentiverà gli scambi perché essendo svalutabile non si avrà interesse ad accumularla e così emergerà l’economia locale». Tutto legale, ovviamente. Anche perché altrove si fa già.
In Regione Lombardia in questo periodo sono studi matti e disperati sulle monete complementari: il Chiemgauer bavarese, il Wir svizzero, l’Ithaca degli Stati uniti, il nanto di Nantes. In Belgio circa 5.000 commercianti accettano pagamenti in RES, moneta complementare utilizzata da oltre 100.000 consumatori attraverso un’apposita card simile alle carte prepagate ricaricabili. E in Italia qualcosa di simile lo abbiamo già con il sistema dei ticket restaurant. A Basilea invece funziona dal 1934. Lì circola il wir, che significa “noi”.
Il wir è una moneta non fisica ma solo contabile e quindi totalmente indipendente dal mercato finanziario. Il concetto è vecchio come il cucco, e lo aveva già elaborato Keynes nel suo “Trattato sulla riforma monetaria”(1930), quando identificava la moneta come un puro intermediario, senza un vero significato, che scorre da una mano all’altra. Un intermediario che «è ricevuto e speso e, quando il suo lavoro è compiuto, sparisce dalla somma delle ricchezze di una nazione».
Il wir funziona così. È amministrato dalla Wirbank, che come i pizzicagnoli di una volta segna sul suo librone quel che entra e quel che esce, mettendo in contatto produttori e clienti. I crediti derivanti dalle vendite vengono usati per controbilanciare i debiti derivanti dagli acquisti. La banca non cumula e non specula, e dà la possibilità di unire anche finanziamenti in franchi. Ha sette succursali a Basilea, Berna, Lucerna, Losanna, Lugano, San Gallo e Zurigo e una agenzia a Coira. Movimenta circa 1,5 miliardi di wir l’anno (equivalenti ma non convertibili in franchi svizzeri) e finanzia un quarto delle pmi svizzere (circa 82mila imprese con al massimo 200 dipendenti). Un’idea simile sta prendendo corpo a Nantes, grazie agli studi di due professori italiani ironia della sorte bocconiani, Massimo Amato e Luca Fantacci. Secondo loro, autori del libro «Fine della finanza», il credito non è moneta ma «un’anticipazione» in vista di una chiusura. Il credito non è una cosa (la moneta) ma una relazione.
Nel 2013 a Nantes partirà il nanto e si vedrà. In Lombardia si pesano aspetti interessanti e pericolosi. Ma i precedenti aiutano a prendere la questione sul serio. Una moneta virtuale che non si accumula è pure difficile da far sparire. E magari è la volta che si diventerà pure onesti per forza.
Albina Perri 7.06.2012
Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/
CRISI: FORMIGONI, APPROFONDIAMO STUDIO MONETA LOMBARDA
Non e’ un progetto concreto, ma qualcosa di cui si parla. Minimizza la possibilita’ di creare una moneta lombarda, il presidente della Regione, Roberto Formigoni, ma ammette che e’ una possibilita’ di cui si sta parlando. “Stiamo approfondendo lo studio di questa materia – ha precisato -. Sappiamo che in alcune zone europee ha portato dei vantaggi e stiamo studiando queste esperienze”. Ma la possibilita’ di creare una valuta regionale “non e’ una misura” ma semplicemente qualcosa di cui si sta parlando “grazie all’impulso di Gibelli”, approfondendo le esperienze di monete complementari in Europa che hanno funzionato. (AGI) Cre/chi 8 giugno 2012