Bosnia: processo Karadzic, una prima assoluzione

Assolto dall’accusa di genocidio per le stragi compiute in sette città bosniache tra il 1992 e il 1995. Con questa decisione ieri la Corte Penale Internazionale dell’Aja ha salutato la prima parte del processo a Radovan Karadzic.
“Non esistono prove sufficienti a qualificare quelle stragi come genocidio, cioè miranti a distruggere un’intera etnia” ha detto il giudice O-Gon Kwon. In particolare, l’assoluzione riguarda le uccisioni nei comuni di Bratunac, Foca, Kljuc, Prijedor, Sanski Most, Vlasenica e Zvornik.Restano in piedi gli altri dieci capi d’accusa, compreso il genocidio di Srebrenica. L’11 giugno, l’avvocato della difesa Peter Robinson aveva presentato la richiesta di scagionare il suo assistito da tutte le accuse “perché costruite dal nulla”.Ieri Robinson ha accolto la decisione della Corte come “un atto coraggioso”, ma si aspetta che l’accusa impugni la sentenza.Karadzic è stato arrestato nel 2008, 13 anni dopo essere stato incriminato, mentre il suo processo è iniziato nel 2009.di  Serena Grassia  29 giugno 2012

UN LIBRO CLANDESTINO RIABILITA IL “CRIMINALE” KARADZIC

RADOVAN KARADZIC SIGNIFICA PACE
Associazione spirituale “Cristianità Europea” Pag.85 Euro 8 cristianitaeuropea@yahoo.it

Gli amici dell’Associazione spirituale “Cristianità Europea” hanno dato alle stampe un ottimo libro che descrive l’opera politica e spirituale di uno dei più importanti patrioti serbi degli ultimi anni, Radovan Karadzic. Uscito anonimo, o meglio a firma dell’Associazione, il libro si prefigge un obiettivo improbo: presentare al pubblico italiano uno dei personaggi più scomodi delle recenti guerre che hanno martoriato i balcani: Radovan Karadzic, presidente dei serbi di Bosnia, ricercato dal Tribunale Penale Internazionale, accusato di “Crimini contro l’umanità”. In pratica: “il Mostro”, “l’Hitler serbo”. Chi conosce i metodi del Pensiero Unico Massificato sa che questi sono gli epiteti che descrivono il nemico, il personaggio scomodo, l’avversario, non solo da vincere, ma da screditare, da diffamare, da condannare, da cancellare. Sono questi i metodi del “Ordine Mondialista”. E’ stato così per il fascismo, per Milosevic, per Saddam Hussein. Ed è così per Radovan Karadzic.
Nel libro, l’autore spiega abilmente i motivi che hanno spinto Karadzic, stimato medico di Sarajevo, a scendere in politica e difendere il suo popolo, i serbi di Bosnia. I motivi sono essenzialmente spirituali. Solo nella visione della Chiesa Ortodossa di rito serbo, vissuta fino alla spiritualità estrema eroico-sacrale, Karadzic ha trovato il fine della sua vita: la comunità nazionale serbo-ortodossa. Karadzic è il moderno eroe, quasi un santo, del nazionalismo serbo. Ma la sua figura affascina anche gli ortodossi tradizionalisti russi e greci. La mistica religiosa di Karadzic ricorda la visione nazionale della Guardia di Ferro rumena: «Il nazionalismo del XX secolo parte dal popolo e passa al popolo per arrivare a Dio» (Nae Ionescu, Il fenomeno legionario, Parma, 1998).
Il richiamo alle radici ortodosse del pensiero russo di Dostoevskij si esprime nel concetto di «Rivoluzione spirituale» alla base della visione sacrale e politica di Karadzic.
Ma l’autore è abile anche a inquadrare la battaglia di Radovan Karadzic in uno spettro più ampio. Karadzic ha una lucida visione di quello che è il vero nemico della nazione serba: il Mondialismo angloamericano: «Qui noi combattiamo per l’Europa che sembra non curarsi della sua sopravvivenza come se già avesse capitolato ai dettami del mondialismo» diceva nel 1993. Nello stesso momento tra le correnti della destra radicale europea, cosiddette antagoniste, il sostegno andava alle milizie ustascia croate sostenute da Washington, Berlino e Vaticano. A denunciarlo esplicitamente oltre a Karadzic anche il professor Dragos Kalajic, esponente più puro e radicale di quel nazionalismo serbo a cui tutti noi ci identifichiamo.
Stesso disegno e stesso mandante troviamo quindici anni dopo all’estremo sud di quella che fu la Repubblica Jugoslava: in Kosovo. Anche li il terrorismo sionista e americano si è servito di nazionalismo e estremismo islamico (complice e succube di interessi completamente opposti a quelli del vero islam) per incunearsi nel cuore dell’Europa, nel cuore dell’Ortodossia, nel cuore della Serbia.
Il libro si conclude con due importanti capitoli: il primo smentisce con fonti documentarie e storiche la cosiddetta “pulizia etnica” dei bosniaci operata dalle milizie di Karadzic e Mladic. Nell’ultimo capitolo l’autore ricostruisce la vita da latitante di Karadzic e ricorda i numerosi “omicidi politici” di cui sono stati vittime i patrioti serbi. Assieme alla denuncia dell’illegittimità del Tribunale Penale dell’Aja, possiamo leggere le ultime interviste del Presidente Karadzic, difeso dalla sua gente e dalla chiesa ortodossa.
Un libro che vale la pena di leggere, e divulgare per smentire con forza le diffamazioni che leggiamo quotidianamente sul Patriottismo serbo.
Se nelle librerie di molti appassionati trovavamo solo il terribile “Karadzic, Carnefice, psichiatra, poeta” di Marzio G.Mian (Mursia, 1996), esempio lampante di terrorismo mediatico e di propaganda sfacciata, ora i militanti nazional-rivoluzionari possono rispondere con questo importante volume, da affiancare al recente “La Lotta per il Kosovo” di Yves Bataille, Stefano Vernole e Alessandro De Rienzo (all’Insegna del Veltro, Parma 2007). Augurandoci che l’Associazione Spirituale “Cristianità Europea” continui in questa opera di difesa del nazionalismo serbo-ortodosso, tributiamo un meritato e sentito plauso a questa prima “fatica”. Rinascita 27 maggio 2008