Apprendiamo dai giornali la protesta sollevata contro il rincaro dei prezzi nei pasti universitari.Come associazione culturale vogliamo ribadire la ferma convinzione ad una politica vicina alle tematiche giovanili quali appunto il diritto allo studio e la cultura.

Essendo l'associazione culturale La Torre composta nei suoi simpatizzanti da studenti impegnati anche a livello universitario, vorremmo evidenziare le tematiche che stanno alla base di una protesta giusta ma non debitamente approfondita.

Da quanto si apprende dal comunicato apparso sui giornali, si denota l'aumento incondizionato del costo del pasto di 0,90 euro, passando dai precedenti 2,60 euro ai futuri 4 euro. Vogliamo ricordare ed evidenziare che siamo passati da un precedente sovvenzionamento del 51% del costo all'attuale 37%.

Paradossalmente la riforma dei pasti, con la quale si doveva pagare solamente quello che si mangiava, ha inoltre imposto la spesa di 3,10 euro, con un offerta non all'altezza del prezzo. Siamo passati quindi con scusanti varie dai precedenti 2,60 euro agli ormai attualissimi 4 euro con un rincaro del 54%. Ci chiediamo quindi dove possano finire tali soldi ed ecco la risposta. Il calo purtroppo dei fondi dedicati con ben 70000 euro in meno all'opera universitaria rispetto all'anno scorso, si unisce alla scadenza del servizio mensa offerto, dovuta alla bassa qualità dei pasti oltre alla ricorrente ressa, come spesso accade ad ingegneria, dove per mangiare si ricorre al panino del bar o alle patatine fritte da acquistarsi all'esterno dell'ateneo.Queste problematiche apparentemente "circoscritte" sono da ricercarsi nel tipo di politica dei numeri e dei soldi, invece che della persona. Dando spazio a tutti senza effettuare determinati test di ingresso a livello di iscrizione che non si riducano ad un unico esame, si ottiene il libero accesso alle strutture universitarie con conseguente sovraffollamento, offrendo un servizio globale di certo non all'altezza di quanto decantato sui giornali nazionali.

All'aumentare dei liberi iscritti non effettuando uno sbarramento, aumentano inesorabilemtne le code all'accesso ai servizi di segreteria, mensa, e servizi limitrofi, oltre a presentarsi la carenza di computer, aule studio, diminuendo la qualità dell'istruzione offerta. Dal canto loro diminuiscono paradossalmente i fondi stessi non potendo così rispondere alle crescenti richieste sia in termini strutturali che in termini sociali come per le borse di studio. Si preferisce finanziare nei fondi quali erasmus dove gli studenti possono studiare all'estero o dall'estero studiare in Italia, quando mancano i fondi per rendere veramente competitive e qualitative le nostre facoltà. Fornendo borse di studio ai provenienti da altre regioni, se non da altre nazioni, si toglie in parte il diritto allo studio ai trentini stessi in un ottica che preferisce chi viene da lontano, limitando le persone locali.

Non analizziamo poi il caso di un lavoratore in regola che magari affronta lavori saltuari per pagarsi gli studi e che viene declassato perchè detentore di un piccolo reddito rispetto a chi invece lavora in nero o magari non lavora proprio; lasciamo perdere poi il fatto che la media conseguita conti ben poco alla fin fine sul quantitativo della borsa di studio degli aventi di diritto, ottenendo una parificazione madornale.Il problema quindi è ben più vasto e il costo dei pasti che aumenta a vista d'occhio nel giro di un paio di anni, è solo la punta di un iceberg di una malagestione dovuta ad una malapolitica parificatoria.Tutto ciò fa pensare inoltre che lo studente non intraprenda un percorso culturale accrescitivo ma bensì un percorso frenetico, tra tasse di iscrizione, corsi affollati, aule studio inesistenti, mense qualitativamente inadeguate...Proprio la carenza della qualità dei servizi offerti, la carenza di un vero ambiente culturalmente accrescitivo e soprattutto la mancanza di fondi dedicati, porterà come accade da anni, alle fughe dei cervelli dal nostro stato, dove un ricercatore percepisce tanto che un operaio base. Non è forse la tipologia del sistema universitario ad essere in crisi?