Giovedì 22 marzo ad ore 20:30 si è tenuto, davanti ad un pubblico numeroso e molto attento, la conferenza “I giovani e la droga – Dal narcotraffico alle comunità di recupero”.

La conferenza è stata introdotta dal vicepresidente dell’associazione culturale “La Torre”, Martina Stenico, esponendo lo studio effettuato dalla nostra associazione sul tema del narcotraffico.

Ben poche persone sanno che il narcotraffico usa le stesse rotte e le stesse organizzazioni dedite al traffico di armi, pietre preziose ed esseri umani e che gran parte delle guerre e dei conflitti hanno come protagonista il commercio della droga.

In Birmania la popolazione Karen da quasi sessant'anni lotta per affermare il proprio diritto all'autonomia, battendosi con coraggio contro la produzione ed il traffico di stupefacenti: questi non hanno mai ricevuto nessun tipo di aiuto da parte delle grandi organizzazioni umanitarie, nonostante cerchino di proteggere indirettamente anche noi. Proprio in questi giorni sono circolate notizie che tale popolazione è soggetta a continui attacchi dell’esercito birmano, volti a porre fine alla resistenza del popolo Karen per costringerlo alla coltivazione e alla produzione della droga. Come in tante altre nazioni chi gestisce la produzione, il traffico e la vendita di droga non sono solo gruppi criminali, ma veri e propri soggetti economici in collaborazione con gli apparati statali.

La seconda parte della conferenza ha visto come relatore il dott. Federico Samaden, responsabile della comunità S. Patrignano di Pergine Valsugana. Samaden, 50 anni, racconta la sua introduzione nel mondo della droga nell’età adolescenziale, culminata a 26 anni con l’uso di cocaina ed eroina e infine l’approdo nel 1974 a S. Patrignano di Rimini, dove ai tempi si formavano lunghe code e addirittura accampamenti per potervi entrare. Samaden ha raccontato come molti ragazzi degli anni 70, che vivevano il mondo della politica con passione, si trovarono allora ad un bivio: di fronte ad una società, ma soprattutto all’allora classe dirgente che non voleva cambiare e aprofittava del loro impegno per garantirsi una posizione di rilievo, molti scelsero la lotta armata ma molti di più si rifugiarono nella droga.

L’intreccio tra il mondo della politica e della droga, non finisce qui. Nel 1993, l’allora ministro delle attività sociali, apre le porte alla strada della “riduzione del danno”, termine studiato da esperti di comunicazione, con lo scopo di sottovalutare il problema e tranquillizzare le famiglie dei tossicodipendenti. I tossicodipendenti vengono così imbottiti di psicofarmaci e “droghe farmaceutiche” (metadone) nei centri pubblici di distribuzione della droga.

Stato e multinazionali farmaceutiche vanno così a braccetto, mentre i tossicodipendenti vengono abituati ad essere dei veri parassiti inermi, in attesa della dose giornaliera. Il metadone infatti placa i ricettori nervosi attivati dall’uso dell’eroina, bloccando l’astinenza: così molti tossicodipendenti si dedicano all’uso di cocaina per sballarsi, ma essendo eroinomani cronici se la iniettano subendo danni maggiori. Samaden prosegue con la sua esperienza raccontando che anche lui stesso abbinava metadone e cocaina e racconta che in una giornata “normale” iniziavano le allucinazioni, gli scompensi, le paranoie, le voci… Ecco perché al giorno d’oggi c’è gente che spara al panettiere per soli 50 euro, l’unico scopo quotidiano è quello di arraffare soldi per potersi sballare.

Invece di combattere e denunciare questo stato di cose e di investire sulle capacità di dire no alla droga, si preferisce promuovere campagne di sensibilizzazione sull’antiproibizionismo, educare alla convivenza con questa piaga sociale, creare dei distingui fra droghe pesanti e leggere.

L’uomo, continua Samaden, si truffa perennemente da solo per la mancanza di veri ideali: dalle relazioni con gli altri e con se stesso, dal lavoro alla politica.

Statistiche alla mano, i giovani che fanno uso regolare o saltuario di droghe, non si contano più: stiamo mandando alla futura dirigenza dell’Italia persone che hanno fatto o fanno uso di sostanze stupefacenti, con conseguenze celebrali a lungo termine tuttora ignote.

Il motto “Tanti tossici ha una società, quanti se ne merita”, è oggigiorno particolarmente attuale: tanto più il tessuto sociale è intriso e di menefreghismo, egoismo, edonismo, tanto più cadrà nella trappola della droga. Samaden conclude col ricordare che S. Patrignano ha trovato nell’educazione e nello stile di vita la sua formula vincente. Negli istituti di S. Patrignano si arrivano a contare una sessantina di attività lavorative differenti, dalla sezione dedicata ai prodotti di pasticceria, ai telai per biciclette da corsa, passando per l’addestramento dei cani, ai muratori, falegnami e così via. Non è vendendo cerotti o penne davanti agli ospedali che si può recuperare un tossicodipendente, ma educandolo attraverso una via spirituale e lavorativa.