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La rabbia è un film del 1963 che prende in considerazione la fine degli anni '50 e l'inizio 'dei '60 di cui ne tratta le problematiche politiche, economiche, sociali ed anche religiose.
Il film è suddiviso in due parti, la prima è redatta da Pier Paolo Pasolini, la seconda da Giovannino Guareschi.
Ecco come narra l'introduzione “due ideologie, due dottrine di opposte tendenze rispondono ad un drammatico interrogativo: Perché la nostra vita è dominata dalla scontentezza, dall'angoscia, dalla paura della guerra, dalla guerra?” Opposte vedute e alquanto differenti stili di rappresentazione, contrappongono i due nell'esposizione del proprio pensiero. Certo è che Pasolini non ne esce vincitore da questo confronto: la sua visione è triste, buia e mai lascia un benché minimo segno di speranza allo spettatore sul futuro del mondo. Inoltre Pasolini, a differenza di Giovannino, non risponde al quesito posto in essere dal film stesso. Differente l'approccio Guareschiano che oltre ad analizzare la situazione, ne prevede anche i fatti che a tutt'oggi si sono o si stanno compiendo, il tutto con il suo solito umorismo. Non c'è che dire, Guareschi era un uomo indipendente. I suoi attacchi non risparmiano nessuno, Stati Uniti e URSS in primis. Non mancano le accuse nemmeno alla stampa cattolica colpevole di un lassismo che da anomalia per quegli anni, diverrà normalità ai giorni nostri. Giovannino prevede anche la solitudine dell'uomo moderno sempre più attaccato ai beni terreni. L'uomo, creato di materia e spirito, è nato per amare l'infinito che è Dio e non può che essere solo e sperduto se pone al centro della sua vita la ricerca materiale ed il consumismo. Non a caso Guareschi introduce il tutto con "nessuno è più solo dell'uomo sperduto nella folla".. E così, mancando i punti di riferimento per l'individuo, si disperdono anche gli ideali ed il popolino è alla mercé degli agitati e degli agitatori che come sempre si spartiscono le sorti e gli averi dei poveracci.. L'analisi non manca di puntare il dito sulla conseguente crisi della famiglia e sulla mercificazione e l'utilizzo del sesso nei media fino al problema dell'omosessualità. Giovannino non tralascia nemmeno la Cina di Mao dichiarando che la sua ascesa e la sua forza (odierna) sarà dettata dall'incremento demografico. Al termine, Guareschi lascia anche lo spazio alla speranza, nella vita, concludendo con “in noi è ancora più forte la speranza che la paura, grazie a Dio” Che dire, Pasolini esce schiacciato dal confronto con Guareschi ed è forse uno dei motivi per cui il film non è stato distribuito su grande scala. |