Giampaolo Pansa - Il sangue dei vinti

Gran parte della storiografia ufficiale, si basa sulla storia dei vincitori, e con essa la storia della seconda guerra mondiale. Ne “Il sangue dei vinti” Pansa ripercorre i tragici momenti al termine della seconda guerra mondiale nel nord Italia, ricostruendo nei dettagli eccidi, omicidi, violenze, torture, stupri ai danni dei fascisti e del popolo italiano sconfitto.
I motivi di questo odio furono dettati dalla lotta di classe che vedeva nella complicità della grande madre Russia, la possibilità di portare la rivoluzione rossa in Italia al termine di quella che fu l'unica vera rivoluzione di popolo. Di conseguenza bisognava eliminare tutti coloro che avrebbero potuto opporsi a questo macabro disegno, dai preti ai democristiani non scordando di certo i fascisti.
Si ammazzava per un non nulla, per semplici rancori ma anche per accaparrarsi i beni dell'ammazzato: uccisero preti, mutilati di guerra, gente inerme, semplici madri di soldati. Il tutto senza nessuna pietà alcuna e molto spesso con sadico cinismo condito da violenze sessuali inaudite alle quali le marocchinate non rendevano il paragone.
Leggendo questo libro e le storie di questi martiri, un fattore in particolare desterà il lettore: nel morire queste persone hanno gettato ai loro aguzzini il loro perdono. Nel morire essi hanno offerto la pacificazione a quel mondo che li stava assassinando. Nel morire per un'idea, essi hanno lasciato un segno indelebile del loro stile di vita. Non hanno rinnegato quello per cui hanno combattuto e affrontando la morte, l'hanno abbracciata salutando i loro aguzzini con un sorriso. Anche quando questi barbari imponevano loro di essere fucilati a tradimento volgendo le spalle ai fucili, queste persone d'altri tempi si voltavano di scatto durante l’esecuzione al fine di vedere in faccia i loro esecutori pregandoli di mirare al cuore! Molti di essi morendo, lasciavano questa vita terrena gridando “Viva l'Italia!”

Le descrizione articolate del Pansa, molto probabilmente sono da attribuire ad altri ricercatori destinati al limbo ed oscurati fino a pochi anni fa dalla vulgata storica. E' lo stesso Pansa che ce lo ricorda: il suo libro è stato scritto traendo a piene mani dal lavoro altrui, mitigando quei dati che lo stesso Pansa definisce veritieri ma che spesso non accetta perchè risalenti a fonti a lui non consone. Consigliamo la lettura di questo libro in maniera critica invitandovi caldamente alla lettura di quei libri tratti da fonti autentiche, libere da qualsiasi censura, scritti in tempi non dubbi a differenza dei Pansa e dei Vespa che con questi testi hanno ottenuto sdoganamenti politici e meri guadagni economici.

Nulla da dire invece sulla qualità e sulla capacità narrativa del Pansa che mantiene alta l'attenzione del lettore in tutte le fasi del libro. Un filo conduttore lega gli episodi nei vari paesi del nord Italia grazie ad una vicenda di pura invenzione che corre in parallelo alla narrazione rendendola molto vivace ed accattivante. Unica storia tratta dall'invettiva del Pansa: purtroppo le morti, le violenze, le torture e le rimanenti ingiustizie rimangono tutte vere.