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	<title>Associazione Culturale La Torre &#187; Trento &#124; Associazione Culturale La Torre</title>
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	<description>Sempre dalla parte della vita - Mai contro natura</description>
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		<title>M5S &#8211; Casaleggio e i rapporti con la massoneria</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 10:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi è davvero Gianroberto Casaleggio? Quali segreti nasconde nella sua vita trascorsa il «guru» informatico di Beppe Grillo? In che cosa crede? Un’approfondita inchiesta, cui il settimanale Panorama dedica la copertina del numero in edicola da domani, giovedì 28 marzo, rivela nei dettagli un Casaleggio del tutto inedito: le due mogli, i due figli, le &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi è davvero <strong>Gianroberto Casaleggio?</strong> Quali segreti nasconde nella sua vita trascorsa il «guru» informatico di <strong>Beppe Grillo</strong>? In che cosa crede? Un’approfondita inchiesta, cui il settimanale <strong>Panorama</strong> dedica la copertina del numero in edicola da domani, giovedì 28 marzo, rivela nei dettagli un Casaleggio del tutto inedito: le due mogli, i due figli, le case, l’auto…</p>
<p>Particolarmente interessanti sono i rapporti di Casaleggio con <strong>Giuliano Di Bernardo</strong>, già <strong>gran maestro del Grande oriente d’Italia</strong> e fondatore della <strong>Gran loggia regolare</strong>, massima autorità sulla e nella massoneria italiana. Con Panorama Di Bernardo sottolinea il comune sentire che lo lega a Casaleggio: <em>«La sua visione e la mia sono molto simili»</em> dice Di Bernardo.</p>
<p><em>«Entrambi riteniamo che nel futuro dell’umanità scompariranno le differenziazioni ideologiche, religiose e politiche. Per me a governare sarà una comunione di illuminati, presieduta dal “tiranno illuminato”, per Casaleggio a condurre l’umanità sarà la rete»</em>.</p>
<p><em>«Non mi risulta che Casaleggio sia massone»</em> aggiunge Di Bernardo. Che conclude: <em>«Grillo si rivolge alle masse; Casaleggio, invece, con il suo messaggio parla a un’élite. Io non votavo da 15 anni, ma sono tornato a farlo e ho dato la mia preferenza al Movimento 5 stelle. E molte delle persone che conosco e che condividono la mia visione del mondo hanno fatto lo stesso. L’importante è che Casaleggio non si faccia corrompere, che non accetti il compromesso con le altre forze politiche. Il rinnovamento deve essere radicale».</em></p>
<p>Panorama ha parlato anche con <strong>Davide Casaleggio</strong>, figlio di Gianroberto: <em>«Leggo articoli fantascientifici»</em> dice <em>«mi sembra che i giornalisti siano davvero poco informati»</em>. La domanda che lo indispettisce di più è quella sui guadagni del sito, collegati al numero di visitatori: <em>«Ho visto sui giornali cifre totalmente campate per aria. Chissà perché sono convinti che guadagniamo così tanto».</em></p>
<p><a href="http://news.panorama.it/politica/gianroberto-casaleggio-massoneria" target="_blank">http://news.panorama.it/politica/gianroberto-casaleggio-massoneria</a></p>
<p><strong>Casaleggio e il pensiero massonico</strong></p>
<div>di Roberto Dal Bosco</div>
<p><em>Chi è Casaleggio? In cosa crede? A cosa si ispirano le sue complicate teorie? Esistono dei legami con la massoneria? Nel giorno in cui Panorama lancia la sua inchiesta sul guru di M5S La Nuova Bussola dà la sua interpretazione.</em></p>
<p>Chi è davvero Gianroberto Casaleggio? Quali segreti nasconde nella sua vita trascorsa il «guru» informatico di Beppe Grillo? In che cosa crede? Un’approfondita inchiesta, cui il settimanale Panorama dedica la copertina del numero in edicola da domani, giovedì 28 marzo, rivela nei dettagli un Casaleggio del tutto inedito: le due mogli, i due figli, le case, l’auto… Particolarmente interessanti sono i rapporti di Casaleggio con Giuliano Di Bernardo, già gran maestro del Grande oriente d’Italia e fondatore della Gran loggia regolare, massima autorità sulla e nella massoneria italiana. Con Panorama Di Bernardo sottolinea il comune sentire che lo lega a Casaleggio: «La sua visione e la mia sono molto simili» dice Di Bernardo.</p>
<p><strong>Ancora una volta, torniamo a Gaia, l’oramai famoso video</strong> programmatico della Casaleggio Associati sul futuro dell&#8217;umanità. Qui, come ribadito più volte, si prefigura una guerra totale con l’Est del mondo, dove &#8211; secondo il guru &#8211; internet non è libera. Una guerra, precisa la clip, che sarà batteriologica.<br />
In risultato di questa si avrà la riduzione della popolazione terrestre a un miliardo appena di persone, che quindi saranno per forza di cose portate a realizzare finalmente la democrazia elettronica e quindi la pace perpetua, in un nuovo Eden sostenuto dall’intelligenza informatica collettiva: evento, che, come riportato in un articolo precedente, accadrà al centesimo compleanno del guru Gianroberto Casaleggio.</p>
<p><strong>Quando si tratta di Casaleggio, fate sempre attenzione ai numeri</strong>: quel miliardo di sopravvissuti di cui si parla nel video, non è una cifra a caso, buttata lì per dare un effetto di shock a questo racconto fantascientifico. È un numero preciso.<br />
L’ultima volta che il mondo contava una simile cifra di viventi, fu a fine Settecento, periodo in cui nacquero i lumi e le democrazie create dalla Rivoluzione Americana e soprattutto Francese (secondo la battuta di un popolare comico calvo, il Settecento è anche l’epoca da cui viene la capigliatura del Casaleggio). Far rientrare la popolazione totale ad un miliardo di persone è la meta di moltissimo del pensiero antinatalista dell’ultimo mezzo secolo. Basti pensare a John Holdren, fisico che è stato advisor scientifico di Clinton e che tuttora lo è di Obama: in Ecoscience, un suo saggio scritto nel 1977 con l’entomologo inventore della teoria della “bomba demografica” Paul Ehrlich, Holdren discute delle soluzioni per la futura sovrappopolazione, indicando come buone opzioni l’aborto forzato e la sterilizzazione coatta, ottenuta diffondendo sostanze sterilizzanti nell’acqua di rubinetto.</p>
<p><strong>Holdren, come Casaleggio e Grillo, ha anche lui delle visioni</strong> catastrofiche per il futuro: nel 2020 un cambiamento climatico &#8211; ovviamente prodotto dall’uomo &#8211; che porterà una nuova era glaciale ucciderà almeno un miliardo di persone. Per quanto le teorie di Holdren siano tuttora ascoltate in ambienti governativi di altissimo livello, è con probabilità un’altra la genealogia dell’idea supercastrofica del guru a 5 stelle. Chi ha seguito il gran finale della campagna di Grillo avrà notato che Grillo, al presentarlo, ha tirato in ballo &#8211; in una goffa excusatio non petita &#8211; le accuse rivolte a Casaleggio su una sua affiliazione con la mega-banca J.P. Morgan, la quale è concretamente connessa con la Casaleggio Associati attraverso la società Enamics.</p>
<p><strong>Ebbene, la J.P. Morgan Chase altro non è che un ramo</strong> della multinazionale Rockefeller Group. La questione non è da poco, perché ad oggi, tra i fautori principali delle teorie di “limiti dello sviluppo” e della necessità della depopolazione (da cui poi sono derivati ecologismo, veganesimo, teorie della “sostenibilità” etc.) vi sono stati, gradualmente in modo sempre più aperto, i Rockefeller.<br />
«L’impatto negativo della crescita della popolazione nel nostro ecosistema sta diventando terribilmente evidente» dice in un video reperibile su YouTube David Rockefeller, le cui fortune, peraltro, venivano essenzialmente dal petrolio.</p>
<p><strong>I Rockefeller, con l’aiuto degli Agnelli furono grandi finanziatori</strong> del misterioso torinese Aurelio Peccei, uomo dalle molte entrature in Europa e nelle Americhe. Il Peccei, introdottosi nella cultura della sovrappopolazione, ebbe ad esprimersi sul tema in modo non esattamente “filantropico”: «perché dovrei preoccuparmi del fatto di quanti muoiono? Anche la Bibbia Cristiana dice: perché mai Dio dovrebbe preoccuparsi di lui. Per me gli uomini non sono altro che un cervello ad una estremità e una fabbrica di merda dall’altra».<br />
Con questa bella lucidità, Peccei istituì a fine anni Sessanta Club di Roma, il think thank dei potenti della terra (ne fanno oggi parte la Regina Beatrice d’Olanda, Javier Solana, Mikhail Gorbachev, e moltissimi altri) che commissionò al prestigioso Massachusetts Institute of Technology lo studio chiamato Limits to Growth (1972), documento da cui sfociarono tutte le teorie della decrescita egli ecologismi aggressivi che sono ora lo sfondo naturale del magma grillino.</p>
<p><strong>Il Club di Roma, tuttora attivo e che anzi ha raddoppiato</strong> con l’istituzione del TT30 (la sezione giovanile del consesso), nella sua publicazione Goals For Mankind (1977) affermava che «l’ideale sostenibile della popolazione è più di 500 milioni di individui, ma meno di un miliardo». Ecco trovata la quota di umanità che Casaleggio vuol trovare dopo la guerra totale tra l’Occidente con internet libero e l’Oriente cattivo. Un numero che Casaleggio può avere origliato con le sue frequentazione con i poteri fortissimi &#8211; i clienti di Enamics &#8211; o dal socio della Casaleggio Assocciati Enrico Sassoon, uomo della Camera di Commercio americana in Italia nonché membro dell’Aspen Institute, che ricordiamo, è un’organizzazione finanziata dalla Carnegie Foundation, dalla Ford Foundation e &#8211; sorpresa &#8211; dal Rockefeller Brothers Fund.</p>
<p><strong>Ricordiamo, <em>en passant</em>, che i Rockefeller furono anche i primi generosi</strong> finanziatori di Margaret Sanger, la creatrice di Planned Parenthood: ossia l’ente che promuove ed effettua materialmente l’aborto a livello mondiale.<br />
Il denatalismo di Casaleggio è però ancora più estremo, perché per arrivare al fine della decrescita umana scavalca persino la contraccezione e l’infanticidio e immagina direttamente l’eliminazione della maggior parte dell’umanità per via della guerra batteriologica: anche questa non è una idea originale, origliabile in quegli ambienti di cui abbiamo scritto più sopra.<br />
Vale la pena di andarsi a rileggere Lord Bertrand Russel (con Aldous Huxley, un frequentatore di molte conventicole affini alle sopracitate) che ne L’impatto della scienza sulla società (1951) scriveva:</p>
<p><strong>«Tempi oscuri necessitano di mezzi straordinari (&#8230;) Nel presente</strong> la popolazione mondiale sta aumentando di 58.000 unità al giorno. La guerra, al momento, non ha avuto un grande effetto su questa crescita, che è continuata attraverso le guerre mondiali (&#8230;) la guerra rispetto a questo è stata deludente (&#8230;) forse la guerra batteriologica può provare di essere più effettiva. Se una Morte Nera potesse spargersi per il mondo una volta ad ogni generazione, i sopravvissuti potrebbero procreare liberamente senza rendere il mondo troppo pieno (&#8230;) questo stato delle cose può essere spiacevole, ma che dire? Le persone con un alta mente sono indifferenti alla sofferenza, specialmente quella degli altri».</p>
<p><strong>Voilà, vediamo più nitidamente da dove deriva il sogno</strong> bellico-batterico di cui parla il fondatore del Movimento 5 Stelle, voilà la base mostruosamente oligarchica ed elitista che ne informa l’ideologia: la Guida della Rivoluzione, l’uomo superiore, deve essere insensibile alle sofferenza dei miliardi di uomini, che vanno eliminati per assicurare il proprio ideale di equilibrio del pianeta. Siamo all’esatto contrario dell’uomo che si sacrifica per il suo prossimo, che prende su di sé il dolore dell’altro e il proprio, come da fondamento cristiano; al contempo non siamo invece molto distanti dalle fantasie &#8211; poi diventate pratiche &#8211; di un Hitler o di un Pol Pot. Si tratta, per chiamarle con il loro nome, di teorie genocide.</p>
<p><strong>È quindi urgente denunciare come allla base del M5S</strong> vi sia una cultura realmente anti-umana, ostile alla dignità della persona, alla Vita, nel modo più tetro ed assoluto. Si tratta di dire, e con forza, che il Movimento 5 Stelle è concretamente una proiezione politica della Cultura della Morte: forse, a livello mondiale, è la sua realizzazione parlamentare più boriosa e disinibita, in cui i deliri di annientamento dell’uomo sono oscenamente slatentizzati.</p>
<p><a href="http://www.lanuovabq.it/it/articoli-casaleggio-e-il-pensiero-massonico--6132.htm" target="_blank">http://www.lanuovabq.it/it/articoli-casaleggio-e-il-pensiero-massonico&#8211;6132.htm</a></p>
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		<title>Trentino: &#8220;I mondiali di unità religiosa&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 14:57:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Predazzo, nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, l&#8217;Arcivescovo Bressan con i Pastori delle Chiese Evangeliche Luterane e alcuni assistenti sportivi delle squadre di sci nordico MONDIALI ANCHE DI PREGHIERA E DI UNITA&#8217; RELIGIOSA, IL CERO DELLA PACE DONATO A TUTTI  I Mondiali sono un&#8217;occasione anche per rinsaldare l&#8217;unione &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><em><span style="font-size: 15px;">A Predazzo, nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, l&#8217;Arcivescovo Bressan con i Pastori delle Chiese Evangeliche Luterane e alcuni assistenti sportivi delle squadre di sci nordico</span></em></div>
<div><em></em><br />
<strong>MONDIALI ANCHE DI PREGHIERA E DI UNITA&#8217; RELIGIOSA, IL CERO DELLA PACE DONATO A TUTTI</strong><span style="font-size: 15px;"> </span></div>
<div>
<p>I Mondiali sono un&#8217;occasione anche per rinsaldare l&#8217;unione di credi religiosi diversi. A Predazzo infatti, ieri sera, il parroco don Giorgio, l&#8217;Arcivescovo Monsignor Luigi Bressan, tutti i parroci della Val di Fiemme e Fassa, Don Daniele Laghi della Val dei Mocheni e i Pastori di Austria e Norvegia hanno pregato, ascoltato le letture della Bibbia, meditato insieme. Con loro anche il presidente esecutivo del Comitato Organizzatore dei Mondiali Piero Degodenz, la sindaca di Predazzo Maria Bosin accompagnata dall&#8217;intera giunta, il presidente della Comunità territoriale della Val di Fiemme Raffaele Zancanella e alcuni degli assistenti spirituali delle squadre sportive presenti ai Mondiali. Molta la gente che ha accolto l&#8217;invito della Chiesa trentina, tanti anche gli ospiti internazionali dei Mondiali. A tutti i presenti, durante la cerimonia, è stato donato il cero della pace.</p>
<p>La novità del rito religioso diverso ha, senza dubbio, aiutato la concentrazione dei presenti. Le preghiere recitate da Monsignor Bressan in italiano, inglese, tedesco e francese e una meditazione particolarmente intensa hanno caratterizzato la cerimonia ecumenica di ieri sera a Predazzo. L&#8217;impostazione della preghiera di ieri sera è stata di impostazione cattolica luterana. La tradizione luterana dà molta importanza alla preparazione degli atleti anche da un punto di vista spirituale, tanto da dedicare loro preghiere specifiche. Dopo la preghiera, officianti, atleti, rappresentanti istituzionali della Val di Fiemme e componenti di varie delegazioni hanno condiviso anche la cena. (fs)</p>
<p><a style="font-size: 15px;" href="http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/RSSview/9463F5BB6CFF6835C1257B1D0056C90E?opendocument#" target="_blank">COMUNICATO nr. 481 del 26/02/13 12.29</a><span style="font-size: 15px;"> della Provincia autonoma di Trento</span></p>
</div>
<div><a href="http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/RSSview/9463F5BB6CFF6835C1257B1D0056C90E?opendocument#.US9uvqU014A" target="_blank">http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/RSSview/9463F5BB6CFF6835C1257B1D0056C90E?opendocument#.US9uvqU014A</a></div>
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</ol></div>]]></content:encoded>
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		<title>I &#8220;nuovi trentini&#8221; &#8211; Trento: presentato il rapporto sull&#8217;immigrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 17:15:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I nuovi trentini sono il 9,5% dei residenti, ai quali vanno sommati coloro non più &#8220;nuovi trentini&#8221; &#8230; Nell&#8217;immagine uno scambio di &#8220;opinioni&#8221; tra i &#8220;nuovi trentini&#8221; nella centralissima Piazza Dante Sono 50.708, all’inizio del 2012, i cittadini stranieri residenti in Trentino. Poco meno di una su dieci, tra le &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>I nuovi trentini sono il 9,5% dei residenti, ai quali vanno sommati coloro non più &#8220;nuovi trentini&#8221; &#8230; Nell&#8217;immagine uno scambio di &#8220;opinioni&#8221; tra i &#8220;nuovi trentini&#8221; nella centralissima Piazza Dante</em></p>
<p><span style="font-size: 15.555556297302246px;">Sono 50.708, all’inizio del 2012, i cittadini stranieri residenti in Trentino. Poco meno di una su dieci, tra le persone che abitano in provincia di Trento, è di nazionalità non italiana. Infatti, l’incidenza degli stranieri sulla popolazione residente è del 9,5%. Oltre un quarto (26,5%) della popolazione immigrata è rappresentato da cittadini comunitari. I dati emergono dal Rapporto annuale 2012 sull&#8217;immigrazione in Trentino del Cinformi, presentato stamane presso la sala conferenze della Facoltà di Economia, nel capoluogo. Alla presentazione hanno partecipato, fra gli altri, i curatori del Rapporto Maurizio Ambrosini (Università di Milano), Paolo Boccagni (Università di Trento), Serena Piovesan (area studi Cinformi) e Nando Sigona (School of Social Policy – University of Birmingham).</span><span style="font-size: 15.555556297302246px;"> </span></p>
<p>L’aumento dei residenti immigrati in Trentino rispetto all’anno 2010 è del 4,3%. Si tratta dell’incremento relativo più modesto degli ultimi anni. Dunque anche in Trentino, come nel resto d’Italia, a causa del persistere della crisi economica, la dinamica di crescita del numero di cittadini immigrati è notevolmente rallentata, soprattutto per quanto riguarda i nuovi flussi migratori dall’estero. Anche i dati dell’anagrafe trentina sul movimento naturale e migratorio degli stranieri segnalano il sensibile calo degli stranieri iscritti dall’estero, nonché l’incremento delle cancellazioni dall’anagrafe per effetto di un trasferimento in altre province italiane (e in misura minore di una dichiarazione di ritorno in patria). <span style="font-size: 15.555556297302246px;"> </span></p>
<p>Per quanto riguarda le provenienze delle prime comunità dei “nuovi trentini”, al primo posto si collocano i cittadini originari della Romania con 9.393 presenze, seguiti da quelli dell’Albania con 7.122, del Marocco con 4.886, della Macedonia con 3.364 e della Moldova con 2.880 presenze. Tra le presenze degli immigrati in Trentino prevale la componente femminile, con il 52,3% del totale.</p>
<p>Rispetto alla distribuzione territoriale, la popolazione straniera in Trentino si è da subito caratterizzata per un insediamento diffuso, che investe sia le aree urbane sia quelle rurali e montane. Ancora oggi, i territori in cui gli stranieri sono relativamente più numerosi corrispondono non soltanto alle aree urbane di Trento e Rovereto, ma anche al bacino dell’Alto Garda e alla Valle di Non. Oltre la metà dei residenti stranieri in provincia si distribuisce lungo l’asse dell’Adige, tra la comunità rotaliana, l’area urbana di Trento e il territorio della Vallagarina. Spicca il comune di Trento, dove risiede circa un quarto degli stranieri iscritti alle anagrafi comunali del Trentino.</p>
<p>L’età media della popolazione straniera in Trentino è oggi di appena 31 anni, a fronte dei 42 della generalità della popolazione. Il 20,2% rientra nella classe 0-14 anni, il 24,2% nella classe 14-39 anni, il 34,1% nella classe 30-44 anni, il 18,7% nella classe 45-64 anni e solo il 2,8% nelle fila degli ultra-sessantacinquenni.</p>
<p><strong>Permessi di soggiorno</strong></p>
<p>Per quanto riguarda i permessi di soggiorno rilasciati nel corso del 2011, continuano a pesare maggiormente quelli per motivi di lavoro (50%), seguiti da quelli per famiglia (40,2%). Sei cittadini stranieri su dieci (59,9%), nell’ambito dei non comunitari, risultano oggi titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo (ex carta di soggiorno).</p>
<p><strong>Le seconde generazioni tra gli stranieri in Trentino</strong></p>
<p>Sono 896 i bambini stranieri nati in Trentino nel 2011, il 17% circa del totale dei nuovi nati in provincia. Che 17 nuovi nati su 100 corrispondano, anche in Trentino, a figli di stranieri, è forse il segnale più incontrovertibile delle prospettive di permanenza stabile di gran parte degli immigrati di oggi. In alcune aree del territorio provinciale – in particolare tra gli abitanti di Trento, Rovereto, Riva e Arco – è classificato come “straniero” un nuovo nato su cinque.</p>
<p><strong>Dalla stabilizzazione familiare all’acquisizione della cittadinanza italiana</strong></p>
<p>Nelle richieste di ricongiungimento familiare, la graduatoria vede nelle prime posizioni i flussi migratori dalla Moldova e Pakistan. Nel 2011 sono state 435 le richieste di ricongiungimento familiare in Trentino e 314 i famigliari ricongiunti. Le acquisizioni di cittadinanza sono calate nel 2011 del 12%, attestandosi a quota 547. Si conferma il peso, ormai predominante, del canale della naturalizzazione (ossia della cittadinanza per residenza, 68,2%), rispetto all’acquisizione della cittadinanza italiana via matrimonio (31,8%). Un quinto del totale dei nuovi cittadini italiani è originario del Marocco. Seguono i cittadini di Albania, Romania e Tunisia.</p>
<p><strong>I matrimoni misti</strong></p>
<p>Nel corso del 2011 i matrimoni con almeno uno degli sposi straniero celebrati in Trentino sono stati 266, mentre un numero di poco inferiore – 238 – corrisponde a matrimoni con almeno uno degli sposi residente in Trentino. Si tratta, in gran parte dei casi, di unioni di rito civile. I matrimoni stranieri hanno inciso per il 15,4% sul totale dei matrimoni celebrati in provincia. Prevalgono le nozze con sposo italiano e sposa straniera, a paragone di quelle tra sposi stranieri e italiani, o tra coniugi entrambi stranieri.</p>
<p><strong>I processi di integrazione locale: casa, scuola, salute</strong></p>
<p>Al primo semestre del 2011, in Trentino le istanze di alloggio pubblico presenti nella apposita graduatoria erano 7.532. Poco meno della metà di queste era riconducibile a cittadini non comunitari. La quota media di assegnazioni a favore degli stranieri risulta nell’ordine del 10% del totale, in linea con il loro peso demografico. Per quanto riguarda il contributo integrativo per l’affitto, nel secondo semestre 2011 le domande presentate in graduatoria erano 3.302, provenienti da cittadini comunitari per il 52% del totale. La quota delle istanze ammesse a beneficio è pari a circa il 91% tra i richiedenti comunitari e all’87% tra i richiedenti non comunitari. Nel caso, invece, della locazione di alloggi pubblici (secondo semestre del 2011), le nuove domande in graduatoria erano 6.388, riconducibili a cittadini comunitari per il 54% del totale. Risultavano ammesse a beneficio l’11% circa delle istanze presentate da cittadini comunitari, e una quota pari al 5% delle domande di cittadini non comunitari.</p>
<p><strong>La presenza nel sistema scolastico</strong></p>
<p>Nell’anno scolastico 2011/2012 i giovani stranieri nel sistema dell’istruzione provinciale sfiorano le 9.500 unità. L’incremento complessivo rispetto all’anno scolastico precedente è del 6,5%. La quota di studenti stranieri ha superato l’11% del totale. Complessivamente un alunno con cittadinanza non italiana su due è nato in Italia. L’Europa rappresenta da sola il 58% degli alunni con cittadinanza straniera, il Maghreb il 21,7%, mentre Asia e centro-sud America, rispettivamente, il 10,7% e il 6,7%.</p>
<p><strong>I servizi socio-sanitari: accesso e fruizione</strong></p>
<p>Sono quasi 52mila gli stranieri iscritti al sistema sanitario provinciale trentino a metà del 2012. I ricoveri registrati nel 2011 sono 7.100 (7,8% del totale), al netto di quelli per parto. Per quanto riguarda l’accesso al Pronto soccorso, il peso della popolazione straniera ha raggiunto il 15,3%.</p>
<p><strong>La cittadinanza economica</strong></p>
<p>Il perdurare della crisi economica non è senza conseguenze per l’impiego di lavoratori immigrati nell’economia trentina. L’ISTAT stima che 2.700 fra di essi siano in cerca di lavoro e la Provincia autonoma di Trento ne conteggia più di 1.000 tra i lavoratori posti in mobilità. D’altra parte, nel 2011 l’occupazione immigrata sul territorio, sempre secondo le rilevazioni ISTAT, è aumentata dell’11%, e anche le assunzioni sono lievemente cresciute rispetto al 2010.</p>
<p>Le assunzioni di lavoratori stranieri in provincia di Trento continuano a rappresentare un terzo del totale: un dato analogo a quello di Bolzano, tale da collocare le due province ai vertici della graduatoria nazionale. Gran parte delle assunzioni si riferiscono ad attività stagionali: quasi tutte quelle del settore agricolo, in cui gli immigrati stranieri forniscono ormai più di tre assunti su quattro, e una parte di quelle del terziario, dove un assunto su quattro proviene dall’estero, con particolare riferimento al comparto turistico alberghiero.</p>
<p>Nell’insieme, neppure in tempi di recessione il sistema occupazionale trentino sembra orientato a rinunciare ad assumere lavoratori stranieri. Ogni dieci stranieri assunti in Trentino, quattro sono rumeni. L’agricoltura fa segnare un certo incremento, arrivando a incidere per un terzo sui valori complessivi. L’industria invece, dopo aver recuperato nel 2010 parte del terreno perduto nel 2009, torna a ridurre il numero degli assunti, a causa soprattutto dell’indebolimento dei fabbisogni del settore delle costruzioni.</p>
<p>I servizi invece confermano un andamento positivo, ma più modesto del 2010. Per contro il lavoro domestico anche nel 2011 fa registrare un netto incremento. Nell’ambito domestico, i dati riguardanti il periodo 2008-2010 evidenziano una presenza di 3.414 lavoratrici straniere e 761 italiane. Per quanto riguarda invece i lavoratori e le lavoratrici italiane, il fenomeno del ritorno al lavoro domestico come risposta alla crisi non appare confermato: si coglie un modesto incremento nel 2009, che si spegne nel 2010.</p>
<p>Il lavoro interinale, malgrado la crisi economica, è tuttora rifornito in Trentino in misura molto considerevole da lavoratori immigrati, che incidono per circa il 40% (ma quasi il 50% nell’industria).</p>
<p>La concentrazione degli immigrati in occupazioni e settori faticosi e sgraditi comporta come conseguenza una maggiore esposizione al rischio infortunistico. Degli oltre 10.000 eventi infortunistici all’anno, più di 2.000 riguardano lavoratori stranieri. Più di un infortunio sul lavoro su cinque riguarda dunque un lavoratore straniero: 21,3% del totale.</p>
<p>Malgrado il contesto economico sfavorevole, il lavoro autonomo continua ad attrarre i lavoratori immigrati residenti in Trentino, così come del resto avviene a livello nazionale. Al 30 settembre 2012 si sono registrati 2.414 titolari di imprese nati all’estero, aumentati di poco rispetto allo scorso anno (+1,7%). L’aumento interessa tutti i comparti, tranne le attività manifatturiere, più esposte all’andamento del ciclo economico. Le costruzioni, malgrado la crisi, rimangono il settore più interessato dalla partecipazione di immigrati in qualità di lavoratori autonomi, con quasi 1.000 titolari. Nel commercio, invece, i titolari immigrati sono più di 600. Nell’insieme i due settori raccolgono quasi i due terzi delle ditte con un titolare nato all’estero. Per quanto riguarda le componenti nazionali, spiccano marocchini, albanesi e rumeni. (ac)</p>
<p>Fonte: Provincia Autonoma di Trento - <a href="http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/RSSview/C6AE19B540E5EBA8C1257B0B005308A6?opendocument#">COMUNICATO nr. 314 del 07/02/13</a></p>
<p><a href="http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/RSSview/C6AE19B540E5EBA8C1257B0B005308A6?opendocument" target="_blank">http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf/RSSview/C6AE19B540E5EBA8C1257B0B005308A6?opendocument</a></p>
<p><a href="http://www.associazionelatorre.com/wp-content/uploads/2013/02/Rapporto-annuale-2012.pdf" target="_blank"><strong>Il rapporto 2012</strong></a></p>
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		<title>Svezia e Regno Unito: &#8220;Troppi immigrati, serve una stretta&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 22:17:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Svezia: troppi immigrati, serve stretta Lo ha detto il Ministro dell&#8217;Immigrazione Billström In Svezia ci sono troppi immigrati e servono leggi piu&#8217; severe per ridurre il numero di persone che entrano nel paese. Lo ha detto il ministro dell&#8217;Immigrazione, Billström, in un&#8217;intervista al Dagens Nyheter. &#8221;Oggi, la Svezia è il &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Svezia: troppi immigrati, serve stretta</strong><br />
<em>Lo ha detto il Ministro dell&#8217;Immigrazione Billström</em></p>
<p>In Svezia ci sono troppi immigrati e servono leggi piu&#8217; severe per ridurre il numero di persone che entrano nel paese. Lo ha detto il ministro dell&#8217;Immigrazione, Billström, in un&#8217;intervista al Dagens Nyheter. &#8221;Oggi, la Svezia è il paese UE che accetta il maggior numero di immigrati. Questo non può durare&#8221;, ha detto Billström esponente del partito di centro destra di maggioranza, spiegando di essere stato incaricato di trovare il modo di ridurre il numero di immigrati che entrano nel paese. Ansa 2 febbraio 2013</p>
<p><strong>“Immigrati non venite in Regno Unito, fa freddo”</strong><br />
28/01/2013 &#8211; Lo spot shock progettato dalla Gran Bretagna</p>
<p>Non venite in Regno Unito, il tempo è brutto, l’economia è in crisi, il lavoro è sottopagato e non si trova. E’ questo il messaggio del governo britannico nei confronti di rumeni e bulgari pronti ad invadere l’Albione alla ricerca di un futuro migliore.</p>
<p><strong>SCADENZA 2014 -</strong> Questi argomenti sono parte di una pubblicità che è messa a punto in questi ultimi tempi dalle parti di Londra. Dal primo gennaio 2014, infatti, i cittadini dei paesi dell’Est avranno il diritto di muoversi senza restrizioni e di vivere e lavorare nell’Unione. Gli inglesi pensano quindi di tappezzare le strade di Bucarest e Sofia cercano di fare capire loro che se devono scegliere è meglio che restino a casa loro. “Annunci del genere -questo ha affermato una fonte governativa- serviranno per correggere l’impressione che qui le strade sono lastricate d’oro”.</p>
<p><strong>I NUMERI -</strong> Molto preoccupato anche James Cameron. “E’ vero, stiamo valutando tutta una serie di opzioni – ha detto una fonte al Guardian – ma per ora preferiamo non commentare le soluzioni nello specifico, anche perché potrebbero esserci presto novita”. Parlando di numeri, secondo MigrationWatch saranno 250 mila i nuovi ingressi di rumeni e bulgari nei prossimi cinque anni mentre per il deputato Tory Philip Hollobone gli ingressi saranno 425mila.</p>
<p><strong>LE STIME -</strong> Questi numeri si basano sulle statistiche relative ai cechi ed ai polacchi trasferitisi in Regno Unito nel 2004. Allora i confini erano aperti da tre paesi. Adesso saranno 25. Qualche inglese ha pensato che si tratta dell’ennesima ingerenza di Bruxelles ai danni del Regno che sta prendendo le sue contromisure cambiando le regole relative alla “conquista” della cittadinanza britannica. Se si vuole superare l’esame si dovrà rispondere a domande su Margareth Thatcher e Winston Churchill con conseguente cancellazione delle interrogazioni sui diritti riconosciuti agli immigrati.<br />
<a href="http://www.giornalettismo.com/archives/737059/immigrati-non-venite-in-regno-unito-fa-freddo/" target="_blank">http://www.giornalettismo.com/archives/737059/immigrati-non-venite-in-regno-unito-fa-freddo/</a></p>
<p>Da noi invece &#8230;</p>
<p><strong>Alle famiglie di immigrati sostegno da 2,8 milioni</strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size: 15px;">Quanti soldi arrivano ai cittadini immigrati che vivono in Trentino? Quante sono le richieste di sostegno al reddito garantite dalla Provincia autonoma? La questione delle spese dedicate alle famiglie straniere è sempre di attualità, soprattutto dopo che i conti sulle uscite dalla casse dell&#8217;ente pubblico sono stati fatti e resi noti dagli esponenti della Lega Nord. Ma sull&#8217;argomento interviene anche il Pdl. Durante il question time del consiglio provinciale ieri è arrivata qualche risposta.</span></p>
<p>Le domande di sostegno al reddito presentate in Provincia di Trento fino a fine 2012 sono state 31.520 per un importo complessivo di 17.191.589,77 euro. Ai 25.982 cittadini italiani sono andati 13.544.357,38 euro, ai 1.298 cittadini dell&#8217;Unione europea 755.290,10 euro, ai 4.240 cittadini extracomunitari 2.891.942,32 euro. Lo ha fatto sapere il presidente della giunta Alberto Pacher, interrogato sull&#8217;argomento dal consigliere Pdl Rodolfo Borga. «Quanto alle classi di importo, le domande soddisfatte con un contributo inferiore ai 300 euro sono state 2.196, fino a 500 euro 13.958, fino a 750 euro 10.163, fino a 1.000 euro 5.203».</p>
<p>Borga ha ricordato di aver proposto un emendamento alla legge finanziaria perché con lo stesso importo si sarebbe potuto ridurre l&#8217;Imu sulla prima casa. «I dati forniti confermano la fondatezza di quella mia proposta, visto che oggi tutti vogliono rivedere l&#8217;Imu». L&#8217;Adige 17 gennaio 2013</p>
<div><strong style="font-size: 15px;">Santori: razzismo al contrario, oltre 28% del sociale a nomadi e immigrati</strong></div>
<p>”Non possiamo dare corso ad una politica che sdogani una sorta di razzismo al contrario e opprima le fasce gia’ deboli dei cittadini romani, finendo cosi’ con l’esporsi al rischio di fomentare una guerra tra poveri.</p>
<p><span style="font-size: 15px;">Le cifre previste per le politiche sociali nel bilancio che l’assemblea capitolina andra’ a votare a settembre ammontano a quasi 190 milioni di euro, con 29 milioni di euro in piu’ rispetto al 2011. Ma di questi soldi </span><strong style="font-size: 15px;">oltre il 28% finira’ in un modo o nell’altro per l’assistenza di nomadi e immigrati,</strong><span style="font-size: 15px;"> che, dati Istat alla mano, rappresentano una minima parte della popolazione”. Lo dichiara, in una nota, il consigliere di Roma Capitale e membro della commissione Politiche sociali, Fabrizio Santori.</span></p>
<p>”Sono infatti circa 50 milioni di euro i soldi stanziati a vario titolo per gli stranieri: 17.280.000 sono per i servizi agli immigrati, cui si aggiungono 17.320.000 euro che Roma Capitale riceve dalla Protezione civile nazionale per assistere gli immigrati dal Nord Africa, e ancora 10.880.000 per servizi e gestione campi nomadi, piu’ 4 milioni, circa la meta’ dell’intera cifra, per l’assistenza alloggiativa – aggiunge Santori. Le cifre dell’assistenza agli stranieri, inoltre, sono certamente piu’ alte e sfiorano il 40 per cento, se teniamo conto del fatto che usufruiscono anche di altre forme di assistenza e di progetti vari finanziati dal Campidoglio o dai singoli Municipi”.</p>
<p>”Votare un bilancio in queste condizioni e’ a dir poco imbarazzante -conclude Santori -, e’ necessario fare chiarezza e capire cosa c’e’ dietro il mondo degli immigrati e dei nomadi, controllando meticolosamente che ogni spesa sia effettuata secondo criteri di trasparenza, economicita’ e, soprattutto, di legalita”’.  Asca 18 agosto 2012</p>
<p><a href="http://www.imolaoggi.it/?p=25337" target="_blank">http://www.imolaoggi.it/?p=25337</a></p>
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		<title>Il paese che deve importare rifiuti</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jan 2013 15:55:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Svezia il programma di trattamento e riciclo funziona così bene che gli inceneritori rischiano di diventare anti-economici Il programma di trattamento e riciclo dei rifiuti in Svezia funziona talmente bene che il paese, per evitare che i suoi inceneritori diventino antieconomici, deve importare rifiuti dagli altri paesi europei. Lo ha spiegato &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>In Svezia il programma di trattamento e riciclo funziona così bene che gli inceneritori rischiano di diventare anti-economici</em></p>
<p>Il programma di trattamento e riciclo dei rifiuti in Svezia funziona talmente bene che il paese, per evitare che i suoi inceneritori diventino antieconomici, <a href="http://www.pri.org/stories/science/environment/swedes-import-trash-to-power-the-nation-10428.html">deve importare rifiuti</a> dagli altri paesi europei. Lo ha spiegato Catarina Ostlund, dirigente dell’Agenzia svedese di protezione ambientale, in un’intervista a Public Radio International.</p>
<p>Secondo i <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-27032012-AP/FR/8-27032012-AP-FR.PDF">dati pubblicati da Eurostat</a> a marzo 2012, la Svezia nel 2010 ha prodotto 465 kg di rifiuti urbani per ogni cittadino. Tra i rifiuti urbani sono compresi anche quelli domestici, delle piccole imprese, delle istituzioni pubbliche e quelli raccolti dai servizi comunali; non sono invece inclusi i rifiuti agricoli e quelli industriali. Solo l’1 per cento dei rifiuti urbani svedesi finisce nelle discariche, contro il 38 per cento della media europea (e contro il 51 per cento dell’Italia). Il 36 per cento dei rifiuti viene riciclato, ossia recuperato per ottenere altri prodotti, materiali o sostanze (la media UE è del 25 per cento). Il 14 per cento (contro il 15 per cento della media in Europa) viene trasformato in compost, trattato cioè biologicamente e riutilizzato per esempio come fertilizzante.</p>
<p>Il 49 per cento dei rifiuti finisce invece negli inceneritori e viene sottoposto a un trattamento termico: si tratta del dato più alto in Europa, dopo la Danimarca con il 54 per cento, mentre la media europea è del 22. I rifiuti svedesi che finiscono negli inceneritori <a href="http://www.avfallsverige.se/fileadmin/uploads/forbranning_eng.pdf">generano</a> energia sufficiente a soddisfare il 20 per cento del fabbisogno di calore dell’intero paese fornendo riscaldamento a 810mila famiglie. Inoltre viene fornita elettricità a 250mila abitazioni.</p>
<p><img title="Schermata 2012-09-24 a 11.51.34" src="http://www.ilpost.it/files/2012/09/Schermata-2012-09-24-a-11.51.34.png" alt="" width="553" height="589" /></p>
<p>Il problema, se così si può chiamare, è che la capacità degli inceneritori del paese è maggiore rispetto la quantità di rifiuti trattati (2 milioni di tonnellate all’anno). Per evitare che l’attività diventi antieconomica la Svezia ha da poco iniziato ad importare rifiuti dal resto d’Europa: 800mila tonnellate l’anno, soprattutto dalla vicina Norvegia dove i prezzi ancora elevati dell’incenerimento rendono il processo più redditizio in un altro paese.</p>
<div>
<p>Si tratta, secondo Catarina Ostlund, di una nuova prova del valore di mercato sempre più importante dei rifiuti. «Valorizzare i rifiuti è una saggia scommessa, proprio in un mondo in cui il prezzo dell’energia continua a salire e potremmo trovarci di fronte a una carenza di carburante. Ed è importante anche per la Svezia trovare il modo di ridurre la produzione di rifiuti e aumentare il riciclaggio. Ma nel breve periodo, la valorizzazione dell’energia ricavata dai rifiuti è una buona soluzione».</p>
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		<title>Il comune di Trento contro il Crocefisso</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 14:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 12 dicembre scorso, con il voto del Sindaco Andreatta in testa, la maggioranza di centrosinistra del Consiglio Comunale di Trento ha bocciato un ordine del giorno della Lega Nord che proponeva di esporre un crocefisso nella aule comunali.</p>
<p>Il documento leghista ricordava che, nella terra di S. Vigilio, il cristianesimo ha portato i valori laici di “tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà, di autonomia della coscienza morale nei confronti dell’autorità, di solidarietà umana” che vanno riconosciuti senza mettere in discussione l’autonomia dell’ordine temporale, rispetto all’ordine spirituale.</p>
<p>Anche la Grande Chambre della Corte Europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo, a proposito del crocefisso nelle scuole, nel 2011 sentenziò che il crocefisso è un simbolo religioso, ma che in Europa non è un elemento di “indottrinamento” in quanto è il simbolo di una storia plurisecolare. Infatti la storia d’Italia è impregnata di elementi che fanno riferimento alla religione cristiana e la richiesta che venga esposto un crocefisso negli uffici del Comune di Trento non significa imporre agli altri le proprie convinzioni religiose, ma significa semplicemente rispettare e riconoscere le espressioni di civiltà che hanno radici quasi due volte millenarie anche nella nostra terra. Ogni civiltà e cultura contiene elementi ereditati dal passato e, quella dell’Europa, si basa sul pensiero e la filosofia greca, sul diritto e l’organizzazione dello stato romana e sulla religione cristiana (anche se la Costituzione Europea non ne fa menzione).</p>
<p>Nell’Aula del Consiglio comunale il PDL ha ricordato che numerosi uomini politici ex-post-neo-comunisti, o comunque di sinistra, si sono nel recente passato dichiarati favorevoli alla esposizione del crocefisso negli uffici pubblici e perfino nelle scuole. Per tutti bastino Giorgio Napolitano il quale in proposito dichiarò che: «La laicità dell’Europa non può essere concepita in termini tali da ferire sentimenti popolari e profondi», il “lider maximo” Pierluigi Bersani disse «Antiche tradizioni come quella del crocifisso non possono essere offensive per nessuno», la pasionaria Rosi Bindi affermò «il crocifisso ci ricorda la prima persona che ha parlato di fratellanza, di capacità di dare la vita per i propri amici. Non immagino come un simbolo così positivo e radicato nella cultura del nostro Paese possa dare fastidio a qualcuno», il PD Vannino Chiti disse «Il crocifisso rappresenta un simbolo religioso che è presente nella radice storica e culturale dell’Italia e di molti altri Paesi. Non contrasta in nessun modo con la libertà di religione o di educazione. Per i cristiani è un simbolo di fede. Per tutti è motivo di solidarietà e amore. ». Anche l’IDV Leoluca Orlando affermò «Il crocifisso, oltre ad essere molto importante per tutti i cattolici, è anche un fondamentale simbolo per i non credenti e rappresenta le radici storiche e culturali del nostro Paese. E’ la sintesi della tolleranza, del rispetto e dell’amore universale. Chiunque combatte contro il Crocifisso combatte contro se stesso, la propria storia e diffonde odio e intolleranza». Antonio Di Pietro affermò che «la figura di Cristo in croce e’ un segno di pace, amore e rispetto della vita umana, valido per chi pratica qualsiasi religione o è semplicemente ateo». Sul fronte del centrodestra mi limito a Silvio Berlusconi, che non è propriamente un campione pubblico di virtù cristiane, il quale con assoluto realismo e concretezza dichiarò: « l’Europa tutta e in particolare l’Italia non può non dirsi cristiana. Se c’è una cosa su cui anche un ateo può convenire è che questa è la nostra storia. Ci sono 8 paesi d’Europa che hanno la croce nella loro bandiera. Cosa dovrebbero fare, cambiare la loro bandiera?».</p>
<p>Purtroppo però non c’è stato niente da fare e il Sindaco Andreatta e la sua maggioranza al Comune di Trento hanno detto “niet” al crocefisso negli uffici comunali, dimostrandosi ostinati come chi 2.000 anni fa scelse Barabba a Gesù Cristo e più dogmatici dei dirigenti dell’ex Partito Comunista Italiano: ciò a conferma che il catto-comunismo è peggiore perfino del comunismo.</p>
<p>Trento, 15.12.2012 Antonio Coradello Consigliere comunale a Trento</p>
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		<title>I Trentini vanno su per il camino</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 07:43:14 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cremazioni, il momento del sorpasso</strong></p>
<p>Il sorpasso è avvenuto: oggi il numero dei cittadini che decidono di farsi cremare è superiore a quello di chi opta per la sepoltura. A Riva del Garda, nell’ultimo triennio sono stati 77 su 130, a Pergine centro più del 50% (nel Comune hanno raggiunto il 40%) e anche Trento virtualmente ha superato la fatidica soglia. «Rispetto a due anni fa &#8211; dice Carmelo Passalacqua, dirigente dei Servizi funerari di Palazzo Thun &#8211; le cremazioni sono in continuo aumento: dal 40% siamo arrivati al 45%. Il sorpasso in linea teorica è già avvenuto perché l’inumazione è anch’essa al 45% (sepoltura con sistema a rotazione, con durata minima di 10 anni, anche se la media è di 18 anni), poi c’è un 10% di sepolture private, cioè tombe di famiglia e loculi in concessione per 30 anni, rinnovabili». Con una determinazione della settimana scorsa, i Servizi funerari hanno deciso di aumentare l’impegno di spesa per le cremazioni di 60 mila euro, portando la cifra complessiva per il 2012 da 175 mila a 235 mila euro. Ma c’è un motivo specifico. «La spesa non è data solo dalla crescita dei cremati del 5%», continua Passalacqua. «Il grosso dell’impatto è dovuto alle esumazioni effettuate quest&#8217;anno per liberare l’area dove sarà realizzato il tempio crematorio. Nel cimitero di Trento le esumazioni ordinarie (per garantire la rotazione, ndr) hanno interessato il campo vicino alla chiesa, dove abbiamo liberato 200 fosse, tra primavera e autunno». [...] Nei cittadini si è fatta strada l’idea che la cremazione sia una scelta più ecologica, in termini di risparmio del territorio e per motivi igienico-sanitari. Un boom spiegabile anche con l’informazione. «Solo il fatto di parlare del tempio crematorio ha fatto aumentare la percentuale e credo che quando sarà in funzione arriveremo tra il 50% e il 60%, come a Bolzano. Nel 2013 ci sarà l&#8217;affido lavori e si prevede che la struttura sia pronta a fine 2015 &#8211; inizio del 2016».</p>
<p><strong>Catering, musica e proiettori per l’addio</strong></p>
<div>
<p>Una “scenografia” adeguata al momento dell’addio alla salma, con fasci di luce o sipari che si chiudono sulla bara che si avvia all’incenerimento. E, nell’attesa, una sala ampia, confortevole e attrezzata dove poter proiettare immagini della vita del defunto, ascoltare musica e &#8211; per chi lo desidera &#8211; organizzare un pasto o offrire un tè ai convenuti. L’arrivo del tempio crematorio rappresenterà un passo avanti di civiltà. Perché la qualità della vita, che vede Trento sempre ai primi posti, si misura anche dal rispetto per la morte e per i defunti. Ne è fermamente convinto il dirigente dei Servizi funerari del Comune, Carmelo Passalacqua, uomo colto che da sempre ha dimostrato una grande attenzione, sia in termini filosofici che umani oltre che tecnici, per la dignità che questo momento di passaggio richiede. «Oggi la cremazione è una cosa pietosa: dopo il cimitero, si scioglie il consesso dei parenti e la salma viene caricata sul mezzo che la riporta nelle camere mortuarie in attesa di carico per Mantova. I giorni di partenza sono lunedì e giovedì. Può capitare quindi che il corpo resti qui per tre giorni, in una stanza spoglia e senza nessuno che lo veglia. Poi viene trasportato a Mantova, in furgoni in grado di contenere 4 bare, dove nel 90% dei casi la cremazione avviene senza la presenza di parenti. Le ceneri ritornano dopo una settimana e si fissa la data della tumulazione o della consegna. Questo, a mio avviso, è un incenerificio, non un tempio crematorio. La nostra idea è di fare tutt’altro: una cerimonia appropriata, senza tempi di attesa. Con i congiunti che seguono il feretro fino al tempio, danno l&#8217;ultimo saluto nella sala del commiato e poi attendono l’urna delle ceneri guardando memorie filmate e ascoltando musica». Sono pochi i Comuni in Italia che hanno la gestione diretta dei funerali. Trento è fra questi. Dall’inizio della messa alla consegna dell’urna passeranno circa tre ore, ma tutto sarà contestuale. Potranno essere celebrati quattro funerali, due al mattino e due al pomeriggio (si partirà a metà mattina e non alle 6 come avviene in certi forni extraregionali), con orari sfalsati di una mezz’ora. Gli impianti per la cremazione, infatti, saranno due, ma la “sala del commiato” una sola. «Da lì la salma passerà nella sala tecnologica, dove ci sono le macchine. Ma vi sarà una scenografia adeguata, a significare la sacralità del momento. Dovremo decidere quale: a Bolzano c&#8217;è l&#8217;ascensore che porta al piano inferiore la salma, a Parma c&#8217;è un fascio di luce che avvolge la bara, in altri luoghi una tenda che fa una sorta di sipario. Il processo di cremazione dura 60-70 minuti, poi c&#8217;è il confezionamento dell&#8217;urna. In un&#8217;ora e mezzo viene consegnata ai parenti, che nel frattempo sono rimasti nella sala d’attesa. Sarà attrezzata con tutti i comfort: la musica, il proiettore, ho richiesto anche degli spazi dove posizionare dei tavoli. Guardo alle tradizioni nordeuropee: in Belgio si fanno portare un pranzo o un tè con i biscottti. In certe culture la morte è abbinata al mangiare assieme, anche se certi benpensanti storcono il naso. Tutto comunque va visto come un&#8217;opportunità, non certo un obbligo. Se in futuro il servizio verrà richiesto, ci sarà lo spazio necessario, ma è oggi che dobbiamo pensarci. Io non sono certo un ristoratore: potremo fare delle convenzioni con società di catering». Una volta consegnata l’urna, si va al loculo per la tumulazione, oppure a casa se si è decisa la conservazione nel proprio domicilio. E se qualcuno volesse disperdere le ceneri? «Nel cimitero ci sarà la facoltà di farlo nel giardino delle rimembranze. Ora si può solo in natura, in virtù di una legge che lo consente dal 2008». La cremazione è conveniente anche economicamente. «La struttura è finanziata dalla Provincia, dovremo quindi recuperare solo i costi vivi, il personale, l&#8217;energia e la manutenzione. Credo che staremo sotto i 300 euro, più o meno quello che si paga per l&#8217;inumazione. Si risparmierà sulla concessione (un loculo piccolo, che ospita anche 3 urne, costa 500 euro per 30 anni, rispetto ai 3 mila euro per 30 anni), e sul marmista».</p>
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<p><strong>Ma Rovereto va in controtendenza: si ferma al 28%</strong></p>
<p>Solo Rovereto va in controtendenza: nel capoluogo della Vallagarina su 263 morti, 189 sono stati avviati a sepoltura e 74 a cremazione. Una percentuale del 28%, bassissima se si raffronta con quella degli altri principali centri provinciali. A Trento, dove vengono celebrati circa mille funerali l’anno, in un biennio la percentuale è salita dal 40% al 45%, raggiungendo quella dell’inumazione. Il 10% rimanente è invece riferito alle sepolture private (in tombe e loculi di famiglia). La previsione del Comune è che con il tempio crematorio a regime, si arrivi attorno al 50-60% di cremazioni. Attualmente sono in corso le esumazioni dai campi 9 e 10, dove sarà realizzato il tempio crematorio, che potrebbe entrare in funzione all’inizio del 2016. A Riva del Garda, che da Rovereto dista una manciata di chilometri, la situazione è diametralmente opposta: in tre anni sono state cremate 77 salme su 130, quasi il 60%. Da oltre un decennio l&#8217;amministrazione comunale infatti ha deciso di incentivare la pratica della cremazione in alternativa all&#8217;inumazione per ragioni ecologiche e sanitarie.</p>
<p>di Luca Marognoli</p>
<p>Fonte: trentinocorrierealpi</p>
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		<title>Nel 1918 Trento occupata dagli inglesi</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Dec 2012 22:06:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Trento fu occupata, non certo liberata &#8230; Nel 1918 Trento «liberata» dagli inglesi 6 Dicembre 2012 P. Caroli Da chi fu liberata Trento? Secondo la storiografia ufficiale dall&#8217;esercito italiano. Una versione ora messa in discussione dallo storico tedesco Volker Jeschkeit: Trento fu liberata dagli inglesi. Conclusione che emerge da fonti &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Trento fu occupata, non certo liberata &#8230;</em></p>
<p><strong>Nel 1918 Trento «liberata» dagli inglesi</strong><br />
6 Dicembre 2012 P. Caroli<br />
<em>Da chi fu liberata Trento? Secondo la storiografia ufficiale dall&#8217;esercito italiano. Una versione ora messa in discussione dallo storico tedesco Volker Jeschkeit: Trento fu liberata dagli inglesi. Conclusione che emerge da fonti storiografiche e dai diari del tenente inglese Mitch Williamson: «La divisione raggiunse Trento, ma dopo averla circondata venne ordinato di non entrare in città». Che fu «liberata» due giorni dopo dall&#8217;esercito italiano.</em></p>
<p>Della liberazione di Trento da parte dell&#8217;esercito italiano hanno sentito parlare proprio tutti in Italia, anche quelli che Trento non sanno nemmeno dove sia ed è noto quanto la tematica sia ancora delicata e sensibile da noi. Eppure forse dovremmo ripensare molte cose sul novembre 1918 dopo aver visto l&#8217;intervista allo storico tedesco Volker Jeschkeit, che andrà in onda sabato su Raitre alle 12.20. Secondo la tesi di Jeschkeit infatti non sarebbero stati gli italiani a liberare Trento, bensì gli inglesi.<br />
«Non si tratta della rivelazione di nuovi documenti trovati solo adesso –- ci spiega l&#8217;ingegnere e saggista –- ma di una conclusione che emerge da fonti storiografiche inglesi, pubbliche da sempre, anche se la maggior parte non disponibili in Italia. Questi fatti storici sono quindi conoscibili all&#8217;estero, ma qui non sono stati resi noti e non hanno circolato, non spetta a me dire se per dimenticanza o per precise scelte politiche». Esattamente, quando arrivarono gli inglesi?<br />
«In particolare dai diari della 48° divisione di fanteria inglese, che a me piace definire &#8220;esercito dimenticato&#8221;, emerge come tale divisione avesse già accerchiato la città fra il primo ed il due novembre ed alcune pattuglie fossero riuscite a penetrare all&#8217;interno del centro storico. Intanto le unità inglesi della 143° brigata fanteria avevano già liberato la strada ed occupato Caldonazzo e Levico, mentre la sera del due si spingevano verso Pergine e Civezzano». E gli inglesi non entrarono in città?<br />
«Alle 2 di mattina del 3 novembre il capo dello stato maggiore della 48° divisione e il responsabile ufficiale del servizio d&#8217;informazione incontrarono a Trento i responsabili militari dell&#8217;alto comando austriaco della 10° armata e chiesero la resa incondizionata degli austro-ungarici, essendo essi all&#8217;oscuro delle trattative per un armistizio fra Austria e Italia. Gli austriaci non avevano il potere di firmare una resa incondizionata, ma raggiunsero con gli inglesi un accordo scritto sostanzialmente equivalente: garantivano il libero accesso a Trento e non avrebbero più sparato. Questo incontro è confermato da diversi diari di ufficiali». E cosa accadde poi?<br />
«Nel diario del tenente inglese Mitch Williamson si legge: &#8220;la divisione raggiunse la città di Trento, capitale del Tirolo, ma dopo averla circondata venne ordinato di mantenere la posizione e non entrare in città. Due giorni dopo l&#8217;esercito italiano marciava fra musica di bande e colori ed essi entrarono in città come «liberatori». Una volta ottenuto l&#8217;accordo quindi, arrivò un ordine politico di bloccare l&#8217;occupazione di Trento. Nel giorno dell&#8217;armistizio, il comando del 6° battaglione della 143° brigata inglese si trovava già stabile a Tavernaro e il comando del 7° battaglione a Civezzano». Ma perché raccontare oggi questa vicenda? «Ci tengo a chiarire che il mio lavoro non ha nessuno scopo di valutazione politica o di revisionismo, ma semplicemente ho voluto far conoscere dei fatti storici inconfutati e fino ad oggi dimenticati».<br />
<a href="http://www.ladige.it/articoli/2012/12/06/1918-trento-liberata-inglesi" target="_blank">http://www.ladige.it/articoli/2012/12/06/1918-trento-liberata-inglesi</a></p>
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		<title>Ognissanti: &#8220;Imposta lettura del Corano al cimitero&#8221;. Denuncia della Lega Nord del Trentino</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Nov 2012 13:31:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Lega Nord del Trentino &#8211; in una nota stampa &#8211; lamenta che in una scuola della Valsugana si mischierebbero la fede cattolica con i credo islamico. Secondo il Carroccio, alcuni genitori di una scuola di Levico Terme (Tn) avrebbero contestato l&#8217;operato di uno o piu&#8217; insegnanti che avrebbero preteso &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Lega Nord del Trentino &#8211; in una nota stampa &#8211; lamenta che in una scuola della Valsugana si mischierebbero la fede cattolica con i credo islamico. Secondo il Carroccio, alcuni genitori di una scuola di Levico Terme (Tn) avrebbero contestato l&#8217;operato di uno o piu&#8217; insegnanti che avrebbero preteso di fare leggere anche alcuni passaggi dal Corano in occasione della benedizione delle tombe, per il primo novembre.</p>
<p>La Lega ricorda che stamani e&#8217; stata programmata per &#8220;gli alunni delle scuole dell&#8217;obbligo del Comune di Levico Terme la visita assieme ad un sacerdote al cimitero comunale per commemorare e benedire le tombe degli scomparsi&#8221;. Per i leghisti si tratta di &#8220;un gesto importante che caratterizza la religione locale, cultura e avvicina i giovani al rispetto dei defunti e alla religione cattolica&#8221;.</p>
<p>&#8220;Risulterebbe pero&#8217; &#8211; si legge nel comunicato stampa &#8211; da quanto segnalatoci da alcuni genitori che qualche insegnante si sia opposta a tale cerimonia, pretendendo che durante la benedizione delle tombe, vengano letti alcuni passi del Corano per rispettare la religione di alcuni alunni stranieri presenti nelle classi&#8221;.</p>
<p>La Lega Nord, infine, &#8220;non ritiene corretto impedire agli alunni cattolici trentini di presenziare e partecipare ad una cerimonia che richiama la nostra tradizione, affiancando una lettura di un testo che non si addice alla nostra religione; si tratterebbe di un ulteriore ed inaccettabile atto di prevaricazione della fede islamica, religione che predica l&#8217;odio verso l&#8217;Occidente&#8221;.</p>
<p>Fonte: www.agi.it</p>
<p>Link: <a href="http://www.agi.it/venezia/notizie/201210311101-cro-rt10084-islam_lega_nord_trentino_no_a_cattolicesimo_e_corano_a_scuola" target="_blank">http://www.agi.it/venezia/notizie/201210311101-cro-rt10084-islam_lega_nord_trentino_no_a_cattolicesimo_e_corano_a_scuola</a></p>
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		<title>Trentino-Israele: Profumo d&#8217;intesa &#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Oct 2012 12:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dellai, rafforzati rapporti con Israele Presidente provincia autonoma presente a conferenza Gerusalemme Alla conferenza di Gerusalemme sui temi della ricerca e dell&#8217;alta formazione nell&#8217;ambito del vertice bilaterale Italia-Israele, il governatore Lorenzo Dellai ha ricordato la firma tra la Provincia autonoma e lo stato di Israele di un accordo di cooperazione &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dellai, rafforzati rapporti con Israele</strong></p>
<p><em>Presidente provincia autonoma presente a conferenza Gerusalemme</em></p>
<div>
<div>Alla conferenza di Gerusalemme sui temi della ricerca e dell&#8217;alta formazione nell&#8217;ambito del vertice bilaterale Italia-Israele, il governatore Lorenzo Dellai ha ricordato la firma tra la Provincia autonoma e lo stato di Israele di un accordo di cooperazione nel campo della ricerca industriale. Consentirà di attivare il primo bando congiunto di ricerca applicata rivolto a imprese trentine e israeliane. Ansa 25 ottobre 2012</p>
<p>Presenti il premier Mario Monti con i ministri Francesco Profumo e Giulio Terzi.</p></div>
</div>
<p><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/trentino/2012/10/25/Dellai-rafforzati-rapporti-Israele_7693568.html" target="_blank">http://www.ansa.it/web/<wbr>notizie/regioni/trentino/2012/<wbr>10/25/Dellai-rafforzati-<wbr>rapporti-Israele_7693568.html</wbr></wbr></wbr></a></p>
<p><em>Intervento del presidente della Provincia alla conferenza su alta formazione e ricerca che ha visto la presenza del premier Monti e dei ministri Profumo e Terzi di Sant&#8217;Agata</em></p>
<p><strong>DELLAI A GERUSALEMME PER IL VERTICE BILATERALE ITALIA &#8211; ISRAELE</strong></p>
<p>GERUSALEMME. Con gli interventi dei ministri Francesco Profumo e Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata &#8211; e con un confronto tra il premier Mario Monti e il Governatore della Banca di Israele, Stanley Fisher, sui temi più stringenti dell&#8217;attualità economica &#8211; si è concluso poco fa, a Gerusalemme, la conferenza sui temi della ricerca e dell&#8217;alta formazione nell&#8217;ambito del vertice bilaterale Italia &#8211; Israele. Alla conferenza ha preso parte anche il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai, su invito dell&#8217;ambasciata d&#8217;Italia a Tel Aviv. E proprio il ministro Terzi, nel suo intervento conclusivo, ha voluto ringraziare Dellai per quello che il Trentino sta facendo in questo campo. Un riconoscimento importante, questo, al ruolo svolto nel favorire la crescita della cooperazione fra i due Paesi, che ha portato anche alla sottoscrizione di un accordo il quale consentirà, nei prossimi giorni, di attivare il primo bando congiunto per la ricerca applicata rivolto a imprese trentine e israeliane.</p>
<p>&#8220;Sono veramente lieto &#8211; ha poi detto Dellai durante il suo intervento &#8211; di essere oggi qui non soltanto per il rilievo di questo evento, volto a incrementare ulteriormente i già proficui rapporti bilaterali tra il nostro Paese e Israele, ma anche per il motivo dell’invito da parte dell’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv, motivo che giustifica la nostra presenza come territorio in un Vertice tra Stati: l’aver contribuito allo sviluppo della cooperazione nel campo della ricerca attraverso un percorso di collaborazione intrapreso ormai più di quindici anni fa e che è stato coronato la scorsa primavera dalla firma tra la Provincia autonoma di Trento e lo stato di Israele di un accordo di cooperazione nel campo della ricerca industriale &#8211; firmato assieme al Ministro Shimon &#8211; che ci consentirà nei prossimi giorni di attivare il primo bando congiunto per la ricerca applicata rivolto a imprese trentine e israeliane.&#8221;</p>
<p>Nel prosieguo del suo intervento Dellai ha richiamato inoltre la recente delega amministrativa e finanziaria attribuita alla Provincia in materia di Università, che consentirà al Trentino di continuare a lavorare per la difficile costruzione di un sistema integrato formazione-ricerca-innovazione.</p>
<p>Venendo ai rapporti con Israele, Dellai ha ricordato &#8220;il legame storico di cooperazione tra la Fondazione Bruno Kessler e l’Università di Haifa; la collaborazione tra la Fondazione Edmund Mach ed il Volcani Centre nel campo della patologia vegetale ed ancora il progetto Zooranet: attivato nel 2011 dalla Provincia autonoma di Trento, da Create-Net e da FBK insieme al Peres Centre for Peace, per la creazione di nuove piattaforme tecnologiche volte a favorire la comunicazione e la collaborazione tra giovani israeliani e palestinesi ed, ancora, l’articolata rete di collaborazioni progettuali nell’ambito del VI Programma Quadro tra l’Università di Trento, attraverso i suoi Dipartimenti di Fisica, Ingegneria dei Materiali e Tecnologie Industriali, e Scienze della Formazione e diverse controparti israeliane quali l’Hebrew University of Jerusalem (con il quale è stato attivato uno specifico accordo di scambio di studenti e ricercatori), il Chaim Sheba Medical Center, l’Università di Tel Aviv.</p>
<p>&#8220;Vogliamo incrementare ulteriormente i nostri rapporti di collaborazione con il Vostro paese &#8211; ha proseguito il presidente della Provincia &#8211; e riteniamo il lancio di un nuovo bando congiunto una importante opportunità per poter porre in collegamento imprese e ricercatori del nostro territorio con uno dei sistemi più avanzati al mondo nel campo scientifico – basti pensare al fatto che Israele ha la più alta concentrazione di startup tecnologiche in rapporto alla popolazione del paese – e la volontà espressa dal Governo israeliano di attivare questa cooperazione rafforzata con noi ci riempie di orgoglio. Teniamo a ringraziare anche l’Ambasciata italiana per aver supportato tale volontà. il nostro obiettivo è valorizzare l’accordo per il lancio di bandi congiunti di ricerca industriale che sostengano pochi selezionati progetti innovativi da sviluppare in forma sinergica e secondo criteri di complementarietà delle specializzazioni disciplinari dai principali soggetti della industria e della ricerca trentini e israeliani. Ai bandi co-finanziati potranno presentare progetti le imprese delle due realtà che saranno assistite tecnologicamente e scientificamente da un soggetto non industriale, università o centri di ricerca. Le aree sulle quali si incentrerà il bando sono quelle dell&#8217;ICT, delle biotecnologie, delle energie rinnovabili, delle tecnologie ambientali e dello sviluppo di dati, software e applicazioni innovative e i partner della Provincia saranno il Matimop e il Ministero della ricerca.</p>
<p>&#8220;Attraverso queste nuove collaborazione e la prosecuzioni di quelle in atto &#8211; ha concluso Dellai &#8211; contiamo così di continuare a dare il nostro piccolo contributo ad una sempre più stretta alleanza tra Italia e Israele, alleanza sulla quale così tanto e così bene stanno lavorando le due Ambasciate e i due Governi, consapevoli che l’innovazione e la conoscenza rappresentano i migliori antidoti alla crisi economica e ai conflitti nonché un grande motore per un futuro comune fatto di pace e progresso.&#8221;</p>
<p>Nel dibattito a Gerusalemme è intervenuto anche il professor Oliviero Stock, senior fellow di Fbk, che ha insistito sulla necessità della integrazione delle discipline e l&#8217;opportunità offerta dall&#8217;Istituto europeo di tecnologia di cui Trento è nodo decisivo. (gp)</p>
<p>Immagini a cura dell&#8217;Ufficio stampa</p>
<p><a href="http://www.uffstampa.provincia.tn.it/CSW/c_stampa.nsf/416AD28B715DF727C12574BE0028F2B0/B1820373CCEE9781C1257AA2003733EA" target="_blank">http://www.uffstampa.provincia.tn.it/CSW/c_stampa.nsf/416AD28B715DF727C12574BE0028F2B0/B1820373CCEE9781C1257AA2003733EA</a></p>
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		<title>La Massoneria omaggia i valori del Concilio Vaticano II</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Oct 2012 21:12:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dai massoni l’omaggio al Concilio: “Ha insegnato il valore del dialogo” (di Giacomo Galeazzi su VaticanInsider del 12-10-2012) Ma i rapporti con la Chiesa continuano a non essere facili: “Oggi quella grande spinta è stata sostituita da un atteggiamento dogmatico”. L’omaggio dei massoni al Concilio. «Il Vaticano II ha insegnato ai credenti il valore del &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dai massoni l’omaggio al Concilio: “Ha insegnato il valore del dialogo”</strong></p>
<p>(di <strong>Giacomo Galeazzi</strong> su <a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/concilio-18866/" target="_blank">VaticanInsider</a> del 12-10-2012) Ma i rapporti con la Chiesa continuano a non essere facili: “Oggi quella grande spinta è stata sostituita da un atteggiamento dogmatico”.</p>
<p><strong>L’omaggio dei massoni al Concilio.</strong> «Il Vaticano II ha insegnato ai credenti il valore del dialogo come metodo che rende possibile l’incontro tra gli uomini, al di là di ogni credo o appartenenza; a sentirsi parte di una comunità in movimento. A noi laici, ha insegnato a riconoscere l’umanità della Chiesa. Dopo cinquanta anni, questo messaggio di pace, di concordia e di affratellamento tra tutti gli uomini è più che mai vivo e necessario per reagire alla crisi di valori che minaccia il nostro mondo moderno», ha detto Gustavo Raffi, gran maestro del Grande Oriente d’Italia, ricordando l’anniversario dell’apertura dei lavori del Concilio ecumenico Vaticano II.</p>
<p>«<strong>Il Concilio</strong> – ha proseguito Raffi – <strong>obbligò gli uomini di Chiesa al confronto con la società nel momento in cui questa andava aprendosi alla modernità. Tra i risultati, una nuova concezione di una istituzione che rischiava di restare chiusa nella torre d’avorio della dottrina e che invece decise di aprire le porte agli uomini.</strong> Spiace dover constatare oggi che questa grande spinta verso una visione più umana della Chiesa sia stata poi sostituita da un arroccamento dogmatico, da un atteggiamento di chiusura aprioristica», ha sottolineato.«La Massoneria, ormai da secoli, insegna a guardare oltre gli orizzonti dei dogmi e delle differenze – ha fatto notare Raffi – aprendo il cuore all’incontro con l’altro, con una nuova disposizione di conoscenza e rispetto. Auguriamo alla Chiesa di tornare ad aprirsi al mondo, ispirandosi proprio a quella breve e coraggiosa primavera rappresentata dal Concilio Vaticano e dall’esempio troppo spesso dimenticato di Papa Montini, e che accetti di dialogare, senza pregiudizi, con tutti gli uomini di buona volontà».</p>
<p><strong>La storia dei rapporti tra Chiesa e massoneria è contrassegnata da momenti di grande chiusura, alternati a fasi di apertura e di dialogo.</strong> Il problema è tra i nodi più delicati che travagliano la Chiesa. Si tratta di una storia poco nota, costellata nel ’700 e ’800 per lo più da condanne pontificie; e da momenti contraddittori nel ’900. Il primo pronunciamento papale si deve a Clemente XII che, il 28 aprile 1738 (appena ventuno anni dopo la nascita ufficiale della libera muratoria, poiché la data presa a riferimento è il 1717), promulga la Bolla In eminenti, con la quale sancisce l’inconciliabilità tra Chiesa e massoneria. Da quel momento si sviluppa un  percorso altamente problematico.</p>
<p><strong>L’ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Giuliano Di Bernardo, professore di filosofia della scienza all’università di Trento, offre un’analisi interessante:</strong> «I rapporti tra Chiesa e massoneria sono molto antichi. E storicamente sono sempre esistite logge massoniche all’interno della Chiesa Cattolica. La Chiesa ha considerato come una risorsa la massoneria fin dalle sue origini, agli inizi del ’700. E ai suoi esordi la ritenne utile per ricomporre lo scisma anglicano. Dal 1717 al 1738  si creò una situazione in cui la Chiesa sperava di cambiare lo stato di cose religiose in Inghilterra attraverso la massoneria. Non ultimo nel tentativo di riportare la chiesa anglicana all’interno della chiesa di Roma».</p>
<p><strong>Questo tentativo non funzionò. E allora la massoneria, che dall’Inghilterra iniziava a propagarsi nel resto d’Europa, divenne un potere antagonista.</strong> «Nel 1738 il Papa arrivò alla bolla di scomunica dei cattolici che si iscrivessero alla massoneria; ma essa venne solo quando in Vaticano ci si accorse che la massoneria non voleva o non poteva servire ai suoi fini. E’ da quel momento che si inizia ad affermare il principio dell’inconciliabilità tra essere massonico ed essere cattolico. Cioè, il fondamento dell’inconciliabilità è il pensiero che il cattolico non abbia bisogno di un’altra religione. Allora noi cosa vediamo, che alla base dell’inconciliabilità da parte della Chiesa Cattolica c’è il riconoscimento del carattere di religione alla massoneria. E però, ci sono documenti che dimostrano come la massoneria ha sempre rifiutato la qualifica di religione. Per la massoneria un cattolico o un fedele di altra religione, se vuole entrare, lo può fare. Perché la “fede” nella massoneria non è inconciliabile con altre fedi religiose, perché la massoneria non è “religione”», afferma Di Bernardo.</p>
<p><strong>Un’analisi ancora più ricca e strutturata viene dal Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia, Fabio Venzi, che in forma sobria e riservata sta estendendo un fronte di dialogo con esponenti del Vaticano.</strong> «Volendo fare un rapido excursus tra i documenti della Chiesa Cattolica sulla libera muratoria, ci si accorge di trovarsi di fronte a delle contraddizioni», esordisce Venzi. «Il primo documento della Chiesa Cattolica contro la Massoneria, la Bolla di scomunica del 1738 “In eminenti apostulato specula” di Papa Clemente XII, accusava la libera muratoria di “eresia”. Vi leggiamo testualmente: “Vogliamo inoltre e comandiamo che tanto i Vescovi, i Prelati Superiori e gli altri Ordinari dei luoghi, quanto gl’Inquisitori dell’eretica malvagità deputati in qualsiasi luogo, procedano e facciano inquisizione contro i trasgressori  di qualunque stato, grado, condizione, ordine dignità e preminenza, e che reprimano e puniscano i medesimi con le stesse pene con le quali colpiscono i sospetti di eresia”.</p>
<p><strong>La Lettera apostolica “Quaesitum est”, del Cardinale Ratzinger, accusa invece la libera muratoria di “relativismo”.</strong> Tra i due documenti ce  ne sono altri apparentemente di minore importanza, ma fondamentali per riscontrare l’evoluzione di opinioni e posizioni della Chiesa Cattolica nei confronti della libera moratoria», prosegue Venzi, secondo il quale «non essendoci un unico organismo di riferimento che rappresenti il vasto e multiforme movimento libero-muratorio internazionale, è di fondamentale importanza conoscere quali siano le fonti sulle quali la Chiesa Cattolica si è basata per la pubblicazione dei documenti più recenti».</p>
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</ol></div>]]></content:encoded>
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		<title>Coredo (Tn): Mostra &#8216;blasfema&#8217; con il contributo del Comune</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 10:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte sacra per non frequentanti]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;immagine i &#8220;Martiri Anauniesi&#8221;: in Russia, beati loro, saprebbero come risolvere la questione &#8230; http://felixlalu.wordpress.com/2010/12/15/i-martiri-anauniensi/ Forti malumori, proteste diffuse, sta destando nella comunità la mostra allestita, in questi giorni, a Coredo, con il contributo della locale amministrazione comunale e l&#8217;ospitalità della coop. &#8220;7 Larici&#8221;.  L&#8217;evento è sicuramente da biasimare e &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;immagine i &#8220;Martiri Anauniesi&#8221;: in Russia, beati loro, saprebbero come risolvere la questione &#8230;</p>
<p><a href="http://felixlalu.wordpress.com/2010/12/15/i-martiri-anauniensi/" target="_blank">http://felixlalu.wordpress.com/2010/12/15/i-martiri-anauniensi/</a></p>
<p>Forti malumori, proteste diffuse, sta destando nella comunità la mostra allestita, in questi giorni, a Coredo, con il contributo della locale amministrazione comunale e l&#8217;ospitalità della coop. &#8220;7 Larici&#8221;.  L&#8217;evento è sicuramente da biasimare e non è esagerato parlare di mostra &#8220;blasfema&#8221;, oltraggiosa e sicuramente offensiva verso il comune sentire, gravemente diseducativa verso i giovani. Le foto che pubblichiamo sono così eloquenti, che non meritano commenti.</p>
<p>Del grave e diffuso disagio sociale si è reso portavoce il presidente di <strong>Progetto Trentino Libero</strong>, Claudio Taverna, che con una lettera inviata al sindaco f.f. di Coredo e al Responsabile della coop &#8220;7 Larici&#8221; ha chiesto la revoca del patrocinio del Comune, dei contributi disposti, dell&#8217;uso dei locali ove la mostra (sic!!!) è ospitata e la cessazione di qualsiasi collaborazione con il responsabile della mostra stessa.</p>
<p><a href="http://www.trentinolibero.it/valli/valli-del-trentino/valle-di-non/2881-coredo-mostra-blasfema-con-il-contributo-del-comune.html" target="_blank">http://www.trentinolibero.it/valli/valli-del-trentino/valle-di-non/2881-coredo-mostra-blasfema-con-il-contributo-del-comune.html</a></p>
<p><em>Trento, 27 agosto 2012</em></p>
<p><em>All&#8217;Assessore della Cultura e Istruzione</em></p>
<p><em>Vicesindaco reggente Forno Paolo</em></p>
<p><em>Presso Municipio di Coredo</em></p>
<p><em>Piazza dei Cigni n° 1</em></p>
<p><em>38010 Coredo (TN)</em></p>
<p><em><a href="mailto:comune@pec.comune.coredo.tn.it">comune@pec.comune.coredo.tn.it</a></em></p>
<p><em>Famiglia Cooperativa</em></p>
<p><em>Coop. Trentino</em></p>
<p><em>Via Venezia n° 8</em></p>
<p><em>38010 Coredo (TN)</em></p>
<p><em><a href="mailto:fcsettelarici@pec.cooperazionetrentina.it">fcsettelarici@pec.cooperazionetrentina.it</a></em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong><em>MOSTRA BLASFEMA A COREDO</em></strong></p>
<p><em>Mi è giunta notizia che Il Comune di Coredo e &#8220;La Ostia&#8221; presentano la mostra &#8220;artesacra per non frequentanti&#8221; , è quanto riporta la locandina pubblicitaria della mostra allestita allo spazio Coop di Coredo. La mostra è allestita con alcuni &#8220;pezzi&#8221; gravemente offensivi nei confronti dei cristiani.</em></p>
<p><em>In particolare: uno in cui viene riportato il &#8220;Crocifisso con Cristo accompagnato dal gatto Silvestre ed uno &#8220;sturacessi&#8221;", un altro rappresenta la &#8220;Madonna&#8221; che nella parte superiore tiene in braccio &#8220;Gesù Bambino&#8221; e nella parte inferiore presenta &#8220;gambe scoperte ed una mascheratura nei pressi delle parti intime&#8221;. Tutti gli altri pezzi sono riprovevoli ed gravemente offensivi.</em></p>
<p><em>E&#8217; inaccettabile che tale mostra venga allestita in collaborazione e finanziata dal Comune di Coredo, come si evince dalla delibera n° 95 d.d. 17 luglio 2012, dalla locandina pubblicitaria, e che venga proposta in un locale della Cooperativa &#8220;7 Larici&#8221; di Coredo, finanziata dal pubblico.</em></p>
<p><em>Sollecito, pertanto, l&#8217;Assessore della Cultura e Istruzione, ora Vicesindaco reggente Forno Paolo, di bloccare immediatamente la mostra, di ritirare il finanziamento pubblico, compreso quello dell&#8217;inaugurazione (rinfresco ecc.), e chiedo inoltre al responsabile della Cooperativa di negare l&#8217;utilizzo della sala di proprietà della stessa.</em></p>
<p><em>Pur non essendo un residente nel Comune di Coredo mi auguro che l&#8217;Amministrazione comunale sia più attenta e spenda le proprie risorse in iniziative di valore sociale (Asilo, teatro, ecc.), e non in mostre blasfeme ed offensive per il comune sentire.</em></p>
<p><em>Infine, altra raccomandazione. Auspico che il Comune di Coredo e il &#8220;Piano Giovani Predaia&#8221; cessino ogni collaborazione con il responsabile della suddetta mostra.</em></p>
<p><em>Si allegano fotografie</em></p>
<p><em>Distinti saluti</em></p>
<p><em>dottor Claudio Taverna</em></p>
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